L’Italia tra pandemia, crisi di governo e Recovery da programmare

L’anno 2020 si è chiuso senza rimpianti: anzi la maggioranza degli Italiani ha tirato un timido sospiro di sollievo, confidando che un anno peggiore di quello trascorso non possa più tornare.

La seconda ondata del virus covid-19 non accenna ad abbandonarci e l’inizio della campagna di vaccinazioni è vista come una speranza di allontanamento definitivo della pandemia. Negazionisti a parte, che sono passati dalle proteste contro ogni comportamento cautelativo (uso delle mascherine, distanziamento, ecc.) ad una vera e propria campagna denigratoria contro il vaccino essendo, a loro dire, più rischioso e deleterio della malattia stessa.

A complicare il quadro poco rassicurante dell’epidemia, di cui si da per certo l’arrivo di una terza ondata, si mette anche la politica. O meglio si è messo di traverso il terzo incomodo, quel Matteo Renzi che forte (si fa per dire) del suo 3 % di consenso, pur facendo parte della coalizione di governo, sta mettendo in pericolo la tenuta dell’esecutivo, pur di accrescere la sua visibilità ed il suo potere contrattuale in vista dell’enorme gettito di investimenti che l’Unione Europea sta per affidarci.

Qualcuno ipotizza che con questa azione spericolata Renzi voglia perseguire due obiettivi: far cadere il premier Conte che , quanto a popolarità ha raggiunto e superato la quota da lui conseguita negli anni dal 2014 alla fine del 2016 quando scommise tutto, perdendo malamente, sul referendum costituzionale.

Il secondo obiettivo, che sarebbe conseguente al primo, ridare l’assalto al PD divenendone di nuovo leader; ed a questo proposito appare premonitrice la titolazione del dossier di proposte da lui fatto in risposta al piano di investimenti del Recovery preparato da Conte, denominato Ciao 2030. Non a tutti è piaciuto questo acronimo e molti dei Piddini e Cinquestelle (n.d.r. Toninelli) hanno tacciato Renzi di essere malaugurante.

Da più parti si dice che Renzi voglia ripetere l’Opa che attuò contro Enrico Letta accompagnata dalla frase “stai sereno Enrico”; questa volta darebbe il benservito a Conte avvisandolo con un Ciao. Ma forse nel PD da allora qualcosa è cambiato, di certo ora nel partito Renzi nutre più antipatie che benevolenza, per cui è difficile che Zingaretti, Franceschini, Gentiloni e soci si mettano docilmente da parte. In più i Cinquestelle vanno maturando sempre più l’idea di cooperare attivamente, oltre che nella coalizione di governo, anche in termini di candidature (si sta già trattando di una candidatura comune del pentastellato Nicola Morra alle prossime regionali calabresi). Cinquestelle e Piddi in blocco unico avrebbero meno bisogno dei voti di Italia Viva.

Per tornare alla caotica situazione dell’esecutivo, è probabile che sfoci in un Conte ter con dei rimpasti graditi a Italia Viva, oppure che il rimpasto riguardi proprio il premier Conte, con Franceschini o Zingaretti al suo posto, un Di Maio alla vice presidenza e l’investitura di Renzi agli Esteri.

Più remota la possibilità che si vada al voto: sarebbe un harakiri per lo stesso agitatore (Renzi) che andrebbe anzitempo a casa assieme a molti dei Pentastellati ora in sella e con il rischio concreto di consegnare il Paese ai Sovranisti, accreditati in vantaggio dai sondaggi, evento sempre abominato dallo stesso Renzi.

Il Premier Conte dal suo canto dovrà rendersi conto che non potrà far tutto da solo, benchè abbia condotto discretamente la fase emergenziale, senza grossi errori e con l’equilibrio che lo contraddistingue. Non potrà certo continuare a governare la crisi ha potuto fare nella fase pandemica elargendo bonus e mancette; né affidandosi totalmente a eserciti di tecnici e specialisti: cosa che ha potuto fare nella fase emergenziale, ove i contenuti dei DPCM dovevano dipendere necessariamente dalla curva endemica e dai dati che ne scaturivano.

Ora per preparare un Recovery Plan idoneo e adatto agli annosi problemi degli Italiani (disoccupazione, debito pubblico, disuguaglianze economiche e stato sociale) ci vuole una visione globale e lungimirante. Potrebbe Conte chiedere la consulenza di un Mario Draghi, invocato da più parti; ma questi, pur intervenendo in dibattiti su ciò che sarebbe utile all’Italia, non ha mai dichiarato di essere disposto ad assumersi la titolarità di un’attività governativa. Ma un ruolo come supervisore tecnico al fianco di un premier politico lo vedremmo bene. Nell’immediato futuro vedremo cosa accadrà.