Reddito di Cittadinanza, troppe falle e tanti furbetti.

Reddito di Cittadinanza: la retata dei furbetti si allarga; limiti e criticità di una misura mai decollata

reddito di cittadinanza
Luigi Di Maio mentre mostra una scheda sulle coperture del reddito di cittadinanza durante la trasmissione televisiva Porta a Porta in onda su Rai Uno, Roma, 23 gennaio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Dopo la retata dei 35 illeciti percettori del Reddito di Cittadinanza ad opera della Guardia di Finanza di Avezzano, ne è seguita un’altra a Palermo, ove ne sono stati scoperti una trentina, mentre una maxi inchiesta è stata avviata anche nella Capitale. Gli indagati sono accusati di non aver requisiti per poter accedere al sussidio, oppure di lavorare al nero, in modo da evadere le tasse e percepire il Reddito d.C.

Il Reddito di Cittadinanza è un sussidio che lo Stato elargisce  per venire incontro ai disoccupati che versano in condizioni economiche di bisogno Questi i requisiti: avere un reddito familiare inferiore ai 9.360 euro e non disporre di depositi bancari superiori ai 6mila euro,  nonché di proprietà di valore superiore ai 30mila euro, tranne l’abitazione principale (che quindi ne è esclusa).

Ovviamente nei casi in oggetto per aggiudicarsi il beneficio  tali soggetti hanno dovuto aggirare le regole sottoscrivendo dichiarazioni mendaci, che ora sono venute allo scoperto. Cosa rischiano i contravventori? Senz’altro la restituzione con modalità  retroattiva di quanto percepito e per coloro che hanno nascosto un’attività lavorativa anche la reclusione da 2 a 6 anni.

A questo punto sorge spontanea una constatazione: i controlli per accedere al Reddito dovevano essere più stringenti ad avvenire prima della concessione dello stesso; perché era prevedibile che un esercito di “furbetti” non avrebbe rinunciato al sussidio confidando nella sulla “distrazione” degli organi di controllo e sulla possibilità di condonare la loro posizione, come avvenuto tante volte nel Belpaese.

Senza dire che il R.d.C. finora non ha raggiunto l’altro scopo prefissato, quello di collocare al lavoro un buon numero di disoccupati. Alla base del R.d.C. c’è un Patto per il Lavoro, che stabilisce che i beneficiari debbano accettare almeno una di tre congrue offerte lavorative: nel raggio di 100 Km. nei primi sei mesi della fruizione, entro 250 Km. dopo il sesto mese, ed in caso di rinnovo per altri 18 mesi di accettare un lavoro ovunque nel territorio nazionale.

Si sono poi aggiunti i Navigator, che avranno a loro volta bisogno di soccorso.
A dar man forte alla ricerca dei lavori da affidare ai beneficiari del Reddito nel luglio del 2019 sono stati assunti 2.973 Navigator, pagati dall’Anpal e collocati nei Centri per l’Impiego; costoro con l’inizio della pandemia, dal marzo 2020, lavorano da casa in smart working. Essendo il sistema sprovvisto di una banca dati nazionale essi ricercano il lavoro su internet attraverso le banche dati regionali o consultando i motori di ricerca privati.

In sintesi al 30 settembre 2020 dei beneficiari del R.d.C. hanno trovato lavoro  352.068 su 1.369.779, cioè il 25,7% dei quali l’84,6% con contratti  a scadenza e solo il 15,4 % con contratti a tempo indeterminato.

Ma a fine ottobre gli occupati sono diventati 192.851 per scadenza dei contratti a termine; non si sa se e in quale misura i Navigator abbiano contribuito a questi risultati.

In ambito europeo si parla del Reddito di Cittadinanza come di un buon metodo per combattere sia la povertà che la disoccupazione e la Commissione Europea sembra intenzionata ad incrementarlo.

In Italia, visti i risultati, non si può dire sia stata finora una misura vincente, sia come rimedio alla disoccupazione, che per il costo oneroso che ammonta a 5 /6 miliardi annui. Nel Recovery Fund sono stati destinati tre miliardi per lenire il problema occupazione, ma sono necessari correttivi per evitare l’andazzo che continui a premiare i furbetti senza apportare tangibili benefici al mondo del lavoro.