Da Natale a Pasqua, la Resurrezione dal Covid non è ancora compiuta.

Ma la luce in fondo al tunnel si vede

Vaccino anti Covid-19, il 40% degli Italiani non convinto

Il primo trimestre del 2021 è stato vissuto in Italia quasi interamente con restrizioni, non totali come un anno fa, ma con passaggi dalla zona rossa nazionale dell’intero periodo natalizio alle zone arancione e giallo, con alternanza delle regioni al variare dell’indice RT. Nell’incipienza del periodo pasquale il lockdown  è tornato di attualità.

Le restrizioni per ovvi motivi non sono bene accette alle categorie produttive ed in particolare a bar, ristoranti ed esercizi commerciali, e con l’inizio della primavera, penalizzano soprattutto le attività turistiche. Con il nuovo anno è iniziata anche la campagna di vaccinazione che è stata frenata dalle promesse mancate di fornitura, soprattutto da parte di Astra Zeneca, la casa anglo-svedese che ha sofferto anche di uno stop di due settimane per il verificarsi di alcune morti sospette per trombosi di neo vaccinati.

Ma se gli episodi luttuosi sono stati definiti non inerenti dall’EMA (European Medicines Agency) a seguito di accertamenti, per le mancate forniture sono finte sotto accusa le autorità dell’Unione Europea che hanno alla fine dello scorso anno concluso i contratti con le case produttrici dei vaccini. Ebbene si scopre che l’UE, rispetto ad altre nazioni, si è mossa tardi e male. Tardi in quanto i contratti sono stati conclusi all’inizio dello scorso autunno quando la Gran Bretagna ad esempio li aveva trattati con successo nel mese di luglio.

Male perché non sarebbero state previste le penali in caso di mancate forniture e consegne delle fiale. Fatto è che il ruolo di marcia, che inizialmente prevedeva di vaccinare trenta milioni di Italiani nel primo trimestre, è fermo ad oggi ad un terzo di quella cifra e l’immunità di gregge prevista inizialmente entro metà luglio rischia di slittare all’autunno.

L’avvento del nuovo governo ha dato un po’ di stabilità al Paese, che rischiava il baratro

Anche con il cambio al vertice del Governo di Conte con Draghi e la nomina a commissario di Figliuolo in luogo di Arcuri i ritardi e gli inconvenienti, come era prevedibile, non si sono risolti d’incanto.

Proprio pensando che la situazione Covid in Italia, per l’insorgere delle varianti del virus continua ad essere maledettamente complicata, dobbiamo almeno consolarci di aver ritrovato quella stabilità politica e sociale che sembrava smarrita e compromessa tre mesi orsono e che è l’unica via di salvezza in situazioni di crisi acuta.

Immaginiamo per un attimo che Draghi non avesse accettato l’incarico o che fosse stato sfiduciato dalla piattaforma Rousseau dei Cinquestelle. Sarebbe naufragata la possibilità di avere un governo che, in virtù di una guida autorevole, ha messo d’accordo il 75% delle forze politiche e chetato le invettive e gli strali che le opposte fazioni si lanciavano in  continuazione incuranti  del delicato momento storico che il Paese stava vivendo  a causa della pandemia.

E l’Italia sarebbe ora in piena bagarre elettorale, con elezioni da farsi a giugno; con la rinunzia la Recovery Fund per scadenza dei termini; con una pandemia da dover affrontare senza guida, né lucidità; con i cittadini a reclamare a vuoto, la parti sociali abbaiare alla luna ed i politici più sfrontati  populisti ad ammaliare le folle con promesse irrealizzabili e miracolose! Insomma uno scenario da incubo che ci avrebbe condotto nel giro di qualche mese, quali che fossero i risultati elettorali, al baratro.

Quindi non è il caso di disperare, il pericolo è scampato, di fronte alle avversità chi la dura vince, con l’immunità di gregge allontaneremo il virus, con l’aiuto del Recovery avremo la possibilità di riprenderci economicamente.