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Lo studio ci salverà!

In uno dei suoi primi discorsi l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama incoraggiava la Nazione (i neri in maniera particolare) ad applicarsi nello studio per emergere socialmente e culturalmente. Li accusava, e le statistiche gli davano ragione, che la causa della loro arretratezza, discriminazione e bassa posizione sociale era dovuta ad un’alta analfabetizzazione e abbandono scolastico, rispetto alla media nazionale.

“Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla” affermava il grande scrittore francese A. Camus, nella metà del ventesimo secolo.

Tra gli anni 50’ e 60’ del secolo scorso grandi pensatori europei (in Italia uno degli alfieri era P. P. Pasolini) e nord americani in linea con una corrente più liberale e vicina alle classi popolari, propugnavano ed incoraggiavano lo studio e una maggiore acculturazione di massa in modo da poter scongiurare, in futuro, o quantomeno limitare, la possibilità di rinascita di totalitarismi fascisti o comunisti, conseguenza diretta di scarsa padronanza di scienza e conoscenza.
L’autocoscienza di un essere umano e di un’intera Nazione può sorgere soltanto quando esistono forti basi socio – culturali.

L’imperatore romano Marco Aurelio affermava che fuori dall’impero vi era solo barbarie, ed aveva ragione. Ancora oggi, nel ventunesimo secolo, gran parte dei popoli del mondo vivono in una condizione di semi ignoranza. Presso i popoli africani, soprattutto per cause di natura economiche; nei paesi arabi, per colpa della religione fondamentalista e discrimanitoria; e in quegli Stati soggetti a regimi più o meno totalitari, lo studio e la cultura vengono osteggiate e visti come nemici della fede, della patria, o del popolo, a seconda dei luoghi in cui ci si trova, termini a noi popoli occidentali tristemente noti…

Nemmeno la vecchia e cara Europa, faro della civiltà, può dirsi esente da queste situazioni. Non bisogna andare lontano per trovare degli esempi. La scuola pubblica italiana in questi ultimi decenni viene continuamente penalizzata sia nella componente docente che, e soprattutto, nei programmi. Limitazioni del monte ore di studio per discipline quali: storia dell’arte, geografia, storia e latino deve suonare come un campanello d’allarme per le generazioni future che rischieranno di perdere un enorme bagaglio culturale con conseguenze disastrose per la crescita e sviluppo del Paese. In molte università prestigiose statunitensi la cultura umanistica è quasi ostacolata come percorso professionale, a vantaggio di quelle economiche e finanziarie.

In un mondo in cui rigurgiti nazionalistici, fondamentalismi e fanatismi religiosi, sono sempre dietro l’angolo è importante che lo studio e la cultura vengano sempre difesi, perché è soltanto con la conoscenza che si possono evitare gli errori del passato e far si che il futuro dell’uomo possa essere deciso dalla ragione e non dall’ignoranza!  A cura di Marco Vitale

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