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    Angoscia e Libertà

    Rifacendomi ai lunghi dialoghi filosofici con gli amici del circolo culturale irpino, ci siamo ritrovati a discutere per ore sul Senso profondo dell’umanità. Ponendoci non poche questioni sulla crisi della solidarietà umana e dell’immobilismo sociale alimentato dall’indifferenza. Scene di povertà estrema sembrano non suscitare nessuna emozione, eppure l’uomo si trova a combattere con la Solitudine. Un mio amico ha citato il buon Kierkegaard, pone domi la questione sull’angoscia. L’angoscia è un senso di vertigine suscitato dalla libertà.L’uomo, trovandosi a scegliere per sè, sa di avere davanti a sè una possibilità assoluta: tutto è possibile. Eppure egli sente anche che, ove tutto è possibile, niente lo è: la possibilità diventa pertanto negativa, perchè si configura come la possibilità dello scacco, dell’errore, del nulla..
    L’angoscia riguarda esplicitamente il rapporto del singolo col mondo che lo circonda, vissuto con difficoltà a causa della fondamentale incertezza che comporta; diversamente accade per la cosiddetta malattia mortale, cioè per la disperazione. La disperazione ha origine d nel rapporto del singolo con se stesso e-contrariamente all’angoscia, determinata dalla coscienza della possibilità-sembra nascere dal senso dell’impossibilità.
    L’io può infatti scegliere di volere o non volere se stesso: nel primo caso, l’individuo che scelga di realizzarsi fino in fondo si trova necessariamente a confronto con la propria limitatezza e con l’impossibilità di compiere il proprio volere; nel secondo, invece, l’individuo che rifiuta se stesso si imbatte in una impossibilità ancora più radicale. In entrambi casi il singolo affronta il proprio fallimento. Ora il senso di fallimento è quella sensazione che attraversano oggi molti giovani bloccati da una società conservativa e poco incline alla sopravvivenza della collettività sociale, basata sull’aiuto del più debole.
    A voi le riflessioni

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