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Vivere in Campagna o Città, una sfida infinita!

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Il grande poeta e satirico latino Marziale (nella metà del I secolo d.C.), in uno dei suoi famosi epigrammi, si lamentava della vita che era divenuta caotica nell’Urbe, ormai capitale indiscussa e simbolo del mondo allora conosciuto. Una città invivibile di giorno, e tanto più di notte, dove a suo dire gli era difficile addirittura riposare, tanto il via vai di carri, persone, venditori etc.

La città non dormiva mai, un po’ come la Grande Mela di oggi o la maggior parte delle metropoli mondiali. La sua unica consolazione era il poter andare, quando alloggiava fuori Roma, a Nomento e i ricordi giovanili della amata Bilbilis, la sua cittadina natale in Spagna.

Per duemila anni da allora, con vicende legate a specifici periodi storici, due stili di vita: quello cittadino, frenetico, spesso innovativo, commerciale e quello agreste fatto di duro lavoro nei campi seguendo i ritmi di madre natura hanno avuto alterna fortuna. Per buona parte dell’età medievale la campagna ha prevalso sulla vita di città. Dal trecento in poi le città (in primis quelle italiche) hanno preso il sopravvento con una forte richiesta di urbanizzazione legata anche ad aspetti socio – economici.

Oggi la bilancia pende decisamente per la vita cittadina, e si pensa che entro il 2050 la maggior parte della popolazione mondiale, circa l’80%, vivrà all’interno di immensi agglomerati urbani. Una sproporzione di forze ed equilibri che avrà ricadute con profondi cambiamenti sull’uomo e sulla natura.

La scelta di vivere in grandi metropoli ha i vantaggi di avere tutto a portata di mano: lavoro,servizi, vita sociale, svaghi, etc., aspetti di cui la campagna, anche nell’età post contemporanea, ne è priva.
A questo si aggiunge che la vita di campagna, faticosa, duro lavoro, guadagno spesso misero, legata ancora ai capricci del tempo, è ritenuta un luogo isolato e per certi versi asociale. Aspetti questi che cozzano palesemente con l’homo tecnologicus, sempre di corsa, intento ad interagire con tutti, e dove il tempo è piegato ai voleri dell’uomo. Ma è veramente così?

Ha sicuramente il suo fascino vivere la vita di una grande metropoli, osservarne la moltitudine di genti, razze e religioni, coglierne le categorie sociali così vicine tra di loro ma anche così distanti e riuscire a comprenderne la vita nelle sue tante specificità, come abilmente narrato da Balzac nella sua Commedia Umana quando raccontava la Ville Lumiere (Parigi) della metà del XIX secolo. Infine, ci si rende conto che si è soltanto numeri, pezzi insignificanti, il più delle volte, di un immenso e variopinto puzzle.

E’ opportuno, forse, fermarsi ogni tanto, osservare con calma la natura e viverla appieno assaporando i suoi frutti proprio come chi vive in campagna, nonostante il duro lavoro; ritemprarsi il corpo e la mente e, parafrasando Marziale, guardare il tramonto dietro le cime dei monti e gioire dei colori dell’autunno che non hanno eguali “in una quiete mai disturbata”.

A cura di Marco Vitale