Inguardabile, a tratti imbarazzante. L’Avellino di Domenico Toscano crolla a Perugia, 3-0 il risultato finale, ed è di nuovo nel baratro. Davvero pessima la prestazione dei biancoverdi, mai in partita. I padroni di casa hanno praticamente svolto un allenamento e sono stati pericolosi sin da subito con il solo Frattali ad evitare un passivo ancora più pesante. Difesa indecente, gioco inesistente, pochissime “occasioni” da gol: quello che preoccupa maggiormente, però, in questo inizio di stagione, è la totale confusione e mancanza di concretezza dell’allenatore. Toscano non è riuscito a dare un mordente, un’identità tattica, un gioco a questa squadra. Inutile appellarsi alle assenze: l’Avellino è senza idee e lo è dalla fase di ritiro. Commentare la gara è superfluo, il solito brutto Avellino, con la prima conclusione in porta al 60esimo, con una difesa in gravissima difficoltà: Diallo, Gonzalez e Jidayi saltati come birilli da un Perugia che ha fatto il minimo sindacabile per vincere e ha portato a casa senza tante sofferenze la gara. Ancora una volta il tecnico ha continuato ad insistere con la difesa a 3, anche quando era necessario probabilmente il passaggio a 4 dietro. Toscano non riesce a leggere le gare: lo confermano i cambi. Belloni esce per Lasik, quando oggi Omeonga era in affanno (ed è uscito poco dopo per Paghera). Il mister ha quasi toccato il fondo e di questo passo a Gennaio, penalizzazioni comprese in arriva, si rischia di essere già in Lega Pro. Rabbia e delusione soprattutto degli oltre 600 irpini giunti a Perugia, letteralmente mortificati da una squadra allo sbando. Onore a loro. La società deve riflettere, seriamente. Otto partite bastano, inutile arrivare alle decima giornata. Serve una svolta, ed è inevitabile non pensare ad un cambio alla guida tecnica.
L’Avellino crolla a Perugia, il tempo delle riflessioni è finito: onore solo ai tifosi
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