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Depressione, malattia del secolo: 350 milioni colpiti, 2 su 3 non si curano, non sanno di esserlo

La depressione è il male del secolo, ti divora lentamente dall’interno, spesso trascina nell’oscurità anche chi ti circonda e soprattutto alla lunga porta il corpo a soffrire di patologie ancora più gravi. Come mai l’essere umano tende a ricorrere a cure mediche, a farmaci di qualsiasi genere per un mal di testa? Un mal di gola? Mentre quando si tratta di depressione tendiamo sempre a rinnegarla, a dire, tranquilli tanto passa?. Il delicatissimo argomento è stato trattato in mattinata in Vaticano, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze. “Depression: State of the Art 2016

OMS: sono 350 milioni i malati di Depressioni, più degli Stati Uniti

Sono tantissime le persone a soffrire di depressione, in tutte le forme, più o meno gravi, 350 milioni per la precisione, il dato è stato fornito dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Un numero spaventoso, secondo l’OMS il problema ha un doppio drammatico risvolto, quello salutare, è stato infatti scoperto come la depressione in uno stato molto avanzato può evocare malattie ben più gravi come Tumori o problemi cardiaci. Il secondo problema è anche più drammatico, solo 1 su 3 dei malati si rivolge ad un medico,si lascia aiutare ed entra in terapia.

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Due malati su tre non si curano

Entrando nello specifico, i due terzi dei pazienti non accetta le cure perchè convinto di non essere malato, con l’elevato rischio di peggiorare la situazione e finire nel vortice della depressione cronica. Sono le cosiddette persone inconsapevoli, quelle che convivono con un disagio, una sofferenza interiore costante, ma non immediatamente riconoscibile. Ed è proprio questo uno dei maggiori problemi. La depressione in forma “lieve” ti frega due volte, perchè mentre ti divora dall’interno ti concede ancora la forza di sorridere fuori, quindi diventa molto difficile anche per chi ci sta attorno rendersene conto e dare un aiuto concreto.

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Anziani i più a rischio depressione

A rischio depressione, in particolare, gli anziani per i quali, troppo spesso, viene considerata una condizione ‘normale’. Ma anche se per gli over 65 sono più frequenti perdite, lutti e cambiamenti di status sociale, la depressione non è una condizione inevitabile. Il 15% degli anziani mostra sintomi depressivi di varia entità e quelli con un disturbo ‘maggiore’ arrivano al 3% della popolazione.

Una condizione che purtroppo si lega ad altre malattie: le persone anziane con depressione sono più spesso bersaglio di infarto (succede dal 30 al 60%), malattie coronariche (sino al 44% dei soggetti), cancro (sino al 40%) ma anche una caduta verticale verso le forme di demenza, l’Alzheimer e la malattia di Parkinson (circa il 40%). Ancora troppo spesso una flessione dell’umore prolungata negli anziani non viene rilevata ma associata a quel decadimento mentale che si considera – a torto – fisiologico.

Le cure

la lotta alla depressione, negli ultimi anni si è arricchita di nuove molecole, soprattutto di altre strategie per affrontare disturbi dell’umore e depressione: la via maestra, farmaci capaci di ricaptare la serotonina aumentando la presenza di questo neurotrasmettitore nel cervello, si sono affiancate altre strade terapeutiche. Neuropeptidi come la norepinefrina, la dopamina, il glutammato ed altri fattori neutrofici di derivazione cerebrale sono sempre più investigati e utilizzati, per affrontare la depressione.

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Cenni sulla depressione

Il disturbo depressivo maggiore, MDD , noto anche come depressione clinica, depressione maggiore, depressione endogena, depressione unipolare, disturbo unipolare o depressione ricorrente, nel caso di ripetuti episodi) è una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia). Questo gruppo di sintomi (sindrome) è stato identificato, descritto e classificato come uno dei disturbi dell’umore nell’edizione del 1980 delmanuale diagnostico edito dall’American Psychiatric Association.

Il disturbo depressivo maggiore è una malattia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo al sonno, sulla salute fisica con forte impatto dunque sullo stile di vita e la qualità della vita in generale. La diagnosi si basa sulle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti o amici e un esame dello stato mentale. Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi. Il momento più comune di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.

Tipicamente, i pazienti sono trattati con farmaci antidepressivi e spesso, in maniera complementare, anche con la psicoterapia.L’ospedalizzazione può essere necessaria quando vi è un auto-abbandono o quando esiste un significativo rischio di danno per sé o per altri. Il decorso della malattia è molto variabile: da un episodio unico della durata di alcune settimane fino ad un disordine perdurante per tutta la vita con ricorrenti episodi di depressione maggiore.

La comprensione della natura e delle cause della depressione si è evoluta nel corso dei secoli, anche se è tuttora considerata incompleta. Le cause proposte includono fattori psicologici, psicosociali, ambientali, ereditari, evolutivi e biologici. Un uso a lungo termine e l’abuso di alcuni farmaci e/o sostanze, è noto per causare e peggiorare i sintomi depressivi. La maggior parte delle teorie biologiche si concentrano sui neurotrasmettitori monoamine come la serotonina, la norepinefrina e la dopamina, che sono naturalmente presenti nel cervello per facilitare la comunicazione tra le cellule nervose.

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