Home Salute Arriva la pillola che cura la Depressione, scoperta da un ricercatore Italiano

Arriva la pillola che cura la Depressione, scoperta da un ricercatore Italiano

Depressione, nuova pillola dagli Usa: "Cura efficace a lungo effetto"

Lo studio, condotto dall’italiano Maurizio Fava in Usa, è stato pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry

La depressione, il male del secolo che nel corso degli anni ha trovato decine di cure più o meno utili ma nessuna veramente definitiva potrebbe aver trovato un nuovo “nemico”, si tratta di un nuovo farmaco capace di stimolare la crescita di nuovi neuroni nel cervello del malato. Ad oggi i diversi farmaci nati per curare la depressione basano la loro efficacia sull’accrescimento del buon’umore aumentando la serotonina, farmaci che però hanno grosse lacune, il più grave e che non tutti i pazienti assumendo questa tipologia di antidepressivi ne traggono beneficio, altro effetto collaterale, bisogna assumerli per tantissimi anni per non rischiare di ricadere nel vuoto.

La ricerca pubblicata sulla rivista Molecular Psychiatry, descrive il nuovo farmaco NSI-189, una molecola ad azione rapida che si assume via orale, nessun effetto collaterale rilevante e con un risultato duraturo nel tempo.

Da diverso tempo sono in corso i test clinici su circa 24 pazienti ed i risultati sono stati brillanti, in soli 29 giorni il farmaco è risultato assolutamente efficace, non solo, si sono riscontrati rarissimi effetti collaterali ed il paziente è risultato stare bene fino a 2 mesi dopo la sospensione della terapia.

Ancora una volta lo studio è portato avanti da una brillante mente Italiana, il 30enne Maurizio fava, che afferma: “La ricerca è appena entrata nella seconda fase sperimentale e i risultati emergeranno nei prossimi due anni, c: La II fase sperimentale coinvolgerà in tutto 220 pazienti, avrà lo scopo di verificare in via definitiva l’efficacia del farmaco e darà i suoi risultati all’inizio del 2017. Se l’esito di questo trial di fase due sarà positivo si avvierà la terza e ultima fase sperimentale di tipo confermativo che darà risultati nel 2018″
Il nuovo farmaco protagonista di questo studio stimola proprio la neurogenesi, una piccola molecola, che assunta via bocca viene rapidamente assimilata dal cervello, i ricercatori stanno proprio cercando di capire come agisce il meccanismo principale, il farmaco attualmente sicuramente è stato capace di aumentare le sinapsi e il volume dell’ippocampo. Il nuovo farmaco si configura dunque come una nuova buona possibilità per tanti pazienti che attualmente non trovano beneficio nell’assumere gli antidepressivi oggi disponibili.

 

Wikipediamo
Il disturbo depressivo maggiore, MDD (Major depressive disorder, noto anche come depressione clinica, depressione maggiore, depressione endogena, depressione unipolare, disturbo unipolare o depressione ricorrente, nel caso di ripetuti episodi) è una patologia psichiatrica o disturbo dell’umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia). Questo gruppo di sintomi (sindrome) è stato identificato, descritto e classificato come uno dei disturbi dell’umore nell’edizione del 1980 delmanuale diagnostico edito dall’American Psychiatric Association.

Il disturbo depressivo maggiore è una malattia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo alsonno, sulla salute fisica con forte impatto dunque sullo stile di vita e la qualità della vita in generale. La diagnosi si basa sulle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti o amici e un esame dello stato mentale. Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi. Il momento più comune di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.

Tipicamente, i pazienti sono trattati con farmaci antidepressivi e spesso, in maniera complementare, anche con la psicoterapia.L’ospedalizzazione può essere necessaria quando vi è un auto-abbandono o quando esiste un significativo rischio di danno per sé o per altri. Il decorso della malattia è molto variabile: da un episodio unico della durata di alcune settimane fino ad un disordine perdurante per tutta la vita con ricorrenti episodi di depressione maggiore.

La comprensione della natura e delle cause della depressione si è evoluta nel corso dei secoli, anche se è tuttora considerata incompleta. Le cause proposte includono fattori psicologici, psicosociali, ambientali, ereditari, evolutivi e biologici. Un uso a lungo termine e l’abuso di alcuni farmaci e/o sostanze, è noto per causare e peggiorare i sintomi depressivi. La maggior parte delle teorie biologiche si concentrano sui neurotrasmettitori monoamine come la serotonina, la norepinefrina e la dopamina, che sono naturalmente presenti nel cervello per facilitare la comunicazione tra le cellule nervose.