Crisi di Governo all’italiana, a perderci sono solo i cittadini.

Crisi  di governo, non si capisce chi sarà vincitore, ma sicuro perdente è il popolo italiano

Crisi di Governo all'italiana, a perderci sono solo i cittadini.

A seguito di due settimane di crisi politica il Presidente Mattarella, dopo aver sentito le delegazioni dei partiti, ha conferito mandato esplorativo a Roberto Fico, presidente della Camera, per favorire la costituzione di un nuovo esecutivo, che per molti versi, quasi certamente, sarà simile a quello di prima, in quanto espressione della stessa maggioranza.

E allora perché c’è stata crisi di Governo? Gli Italiani non l’hanno capita, ma l’opinione pubblica diffusa è che essa nasce da una presa di posizione di Renzi (Italia Viva), che si manifesta il politico più volubile degli ultimi anni e dalla voglia matta di demolire il premier Conte che, anch’essendosi dimostrato un governante di grande equilibrio in un contesto difficilissimo ma forse privo di strategia, ha il “torto” di aver raggiunto un indice di gradimento molto elevato (gradito al 56% degli Italiani).

Crisi di Governo, tutti colpevoli, nessun colpevole.

Al concludersi della presente crisi di governo, che speriamo si risolva con un veloce reincarico ed un chiarimento tra le forze di maggioranza, non sappiamo chi ne uscirà vincitore. Il sicuro perdente sarà il popolo italiano che ovviamente nutrirà sentimento di fiducia sempre calante verso la classe politica. Ciò perché molti politici pur predicando di agire per il bene del Paese hanno di fatto razzolato male, anzi malissimo. Facciamo fatica a trovarne uno che si sia salvato nel marasma generale.

Hanno quasi tutti dichiarato di voler andare ad elezioni anticipate, chi per puro utilitarismo, certi di sondaggi favorevoli per la coalizione (Lega e Forza Italia su tutti), chi per tattica o scaramanzia (Pd, Movimento 5 Stelle). Ricordiamo che andare alle urne in piena pandemia è un’idea balzana e pericolosa, sia per il rischio di favorire un’impennata del Covid-19 da cui stiamo faticosamente tirandoci fuori, sia per la perdita di mesi che metterebbero a rischio l’unica e concreta possibilità di rimettersi in sesto economicamente con il varo del Recovery Fund.

Non passa inosservata a questo proposito la gaffe del leader della Lega Salvini che con nonchalance ha dichiarato che l’Italia potrebbe rinunciare ai due terzi di quei 209 miliardi del Fondo cercandoli altrove. Con tale affermazione il leader leghista non considera che chiedere al sistema bancario quei soldi costerebbe all’Italia 25 miliardi di maggiori interessi in dieci anni. E nello stesso tempo dimostra di essere ancora invasato dalle teorie sovraniste ed anti europeiste; e se non è bastata la sonora batosta pandemica a far capire che da soli non si va da nessuna parte, è difficile nutrire fiducia per chi insiste su certe posizioni.

Non si è distinto dal marasma neanche il Premier Giuseppe Conte che, di fronte all’attacco renziano, ha reagito con impulsività ed accanimento. Egli si è messo alla ricerca spasmodica dei cosiddetti “responsabili” nel tentativo di rimpiazzare i dimissionari rappresentanti di Italia Viva con l’intenzione di neutralizzarli. Dal punto di vista della strategia politica il ragionamento fila perché è meglio allontanare il nemico anzichè tenerselo in casa, ma in ciò ha peccato di personalismo: egli avrebbe potuto cedere il testimone ad altri papabili dell’area di governo, più idonei a smussare l’insorgente contrasto, per facilitare un’azione volta ad evitare crisi e pregiudizio per il Paese.

Inoltre possiamo annoverare i cosiddetti “responsabili” tra coloro che non hanno  contribuito ad evitare la crisi, in quanto molti di essi pur facendo parte del Gruppo Misto, quindi transfughi dei partiti originari, ed altri centristi ed europeisti, non hanno sentito il dovere di contribuire a salvare la Patria.

Un aiuto alla risoluzione della crisi non è arrivato neanche da Berlusconi che, pur facendo parte del PPE e dichiarandosi un moderato, non riesce a staccarsi dal Centrodestra, coalizione che potrebbe risultare vincitrice alle prossime consultazioni.

Per tutte queste ragioni, alla luce delle sconfortanti sceneggiate andate in onda nelle ultime settimane, la distanza tra politica e Paese reale è aumentata. Se i ritardi e le contraddizioni dovute ai troppo numerosi DPCM, le lungaggini burocratiche dei ristori e l’eccessivo ricorso ai bonus inutili ed inappropriati avevano prodotto vibrate quanto legittime proteste da parte del popolo, le vicende degli ultimi tempi hanno proprio nauseato l’opinione pubblica. Si sa in politica si gioca d’astuzia ed il cinismo spesso aiuta ad agguantare posti di comando, ma nel contesto attuale si è esagerato. Ma il tempo sarà galantuomo e a mente fredda i cittadini, tranne gli sprovveduti e i disinformati, sapranno valutare chi realmente avrà agito nell’interesse del Paese e chi solo per il proprio ego.