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Insonnia ci rende ubriachi? Carenza di sonno provoca effetti simili all’alcol sul cervello

Insonnia,dormire male e carenza di sonno, sono fenomeni paragonabili all’essere ubriachi? Secondo uno studio britannico sembrerebbe proprio di si. Il cervello umano, quando sottoposto ad un forte stress dovuto dalla stanchezza tende a perdere lucidità e brillantezza, questo accade soprattutto quando si fa fatica a prendere sonno.

L’essere umano ha dunque bisogno di dormire e soprattutto di farlo nella maniera adeguata, una condizione estremamente necessaria per poter sopravvivere privi di condizionamenti.Sono tanti i fenomeni legati al sonno, come le apnee notturne, il dormire male e soprattutto le insonnie, e troppo spesso sono erroneamente sottovalutati.Dormire male può condizionare in una misura più o meno grave la salute psico-fisica delle persone, che inevitabilmente va a condizionare l’intera giornata. La carenza di sonno, in modo particolare dovuta dall’insonnia può essere piuttosto pericoloso per la salute, dormire poco infatti, ci rende molto vulnerabili, condiziona il nostro umore, ci rende deboli, confusi e azzera completamente la nostra concentrazione.

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Ma non solo, a quanto pare dormire male e poco equivale ad essere ubriachi. Secondo una ricerca condotta dal University of Oxford e Royal Society for Public Health, in Gran Bretagna, sembrerebbe proprio di si. In pratica secondo gli esperti, rimanere svegli per molte ore scatena nel cervello, gli stessi effetti dell’ubriachezza. Forte calo dell’attenzione, concentrazione praticamente azzerata e riflessi limitati. Nello specifico, se rimaniamo svegli per 17 ore, corrisponderebbe ad un tasso alcolemico nel sangue dello 0,05%, mentre se si resta svegli per 24 ore, equivale a quella che si verifica con una concentrazione di alcol dello 0,1%, superiore ai limiti previsti per poter guidare negli Stati Uniti.

I consigli degli scienziati

In modo particolare gli scienziati inglesi rivolgono le loro attenzioni e consigli, soprattutto a coloro i quali hanno gravi problemi con il sonno, ad esempio le persone che soffrono di insonnia, capaci loro malgrado di restare svegli anche per 2-3 giorni.

Non abusare di farmaci, meglio il latte – i problemi di insonnia potrebbero essere risolti, o quantomeno “gestiti” bevendo un bicchiere di latte caldo. Ma raccomandano i ricercatori, latte munto di notte. Sembrerà strano ma , il latte munto di notte è risultato ricco di melatonina e triptofano. La melatonina è un ormone naturale che regola il ciclo del sonno, mentre il triptofano è un aminoacido fondamentale per l’organismo che può trasformarsi in melatonina o serotonina. Questi due composti avrebbero lo stesso effetto del benzodiazepine ma senza controindicazioni ovviamente.

Disturbi del sonno

“I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono l’insonnia, che in forma più o meno grave colpisce circa il 41% della popolazione; la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani; la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani e i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del sistema nervoso”. Così Gianluigi Gigli, ordinario di Neurologia presso l’Università di Udine.

L’insonnia

Uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins Medicine ha dimostrato come il sonno interrotto incide negativamente sul buon umore. Secondo i ricercatori svegliarsi più volte ,durante la notte è molto più dannoso per la psiche rispetto a dormire per una quantità ridotta di tempo ma senza interruzioni. Lo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science (Pnas), l’ultimo di una lunga serie a indagare sul legame tra sonno e memoria, dimostra ancora una volta quanto un buon sonno possa giovare alla salute. In particolare, dormire male e con continue interruzioni potrebbe privarci di una buona memoria o di concentrazione, riducendo drasticamente la capacità di imparare cose nuove. I ricercatori hanno analizzato  62 adulti sani, uomini e donne, divisi in tre gruppi: il primo gruppo è stato sottoposto a frequenti interruzioni del sonno durante la notte, al secondo gruppo è stato detto di andare a dormire tardi, il terzo  gruppo invece poteva dormire fino a tardi. La qualità del sonno è stata rilevata da un esame detto polisonnografia. Dopo la prima notte, i due gruppi di chi aveva dormito tardi e chi aveva avuto un sonno interrotto si ‘equivalevano’ dal punto di vista dell’umore, già dalla seconda notte in poi sono emerse, tramite le risposte a un questionario, delle notevoli differenze: nel gruppo dei risvegli ‘forzati’ c’è stata una riduzione del 31% nello stato d’animo positivo, mentre il gruppo che e’ andato a letto tardi ha avuto un calo ‘solo’ del 12% rispetto al primo giorno. La chiave di queste differenze secondo gli esperti si troverebbe nel cosiddetto ‘sonno ad onde lente’, cioè più profondo, che col sonno interrotto si riesce ad avere solo per brevi periodi.la mancanza di tale chiave provocherebbe lo stato d’animo negativo.



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