Unioni civili, il punto di vista editoriale, NO alla xenofobia dei sentimenti di genere

Unioni Civili – Giorni di lotte, giorni di discussioni e critiche sul DDL Cirinnà, cambiano le interpretazioni da destra a sinistra, ma non cambiano i reali bisogni. L’Italia è sempre in costante ritardo sulle tematiche dell’evoluzione dei bisogni e del cambiamento sociale delle famiglie. La famiglia tradizionale è oramai in discussione da anni, dalle separazioni ai divorzi, bisogna  fare i conti  con un nuovo sistema familiare,  che anch’esso merita un riconoscimento sul  piano dei diritti.

Conservatori e innovatori, si sta perdendo il vero nocciolo essenziale della rivendicazione dei diritti di chi da anni vive in uno Stato discriminatorio, ben lungi dall’uguaglianza sostanziale dell’Art 3 della Costituzione.

Quale modello seguire? Come se la famiglia negli anni non avesse mai affrontato radicali trasformazioni.

Un welfare smantellato, creato sulla tradizionale famiglia, dove a investire e a educare era il capofamiglia. Ma che tutela hanno avuto negli anni le nuove convivenze e famiglie allargate?

Tema indiscutibile, oramai sono diventati i sentimenti, è proprio sulla base dell’amore verso il compagno e la compagno dello stesso sesso o eterosessuale che si sta realizzando la più ampia discriminazione del ventesimo secolo.

Il privato che altro non voleva che un riconoscimento giuridico, di ciò che avveniva di “fatto realmente”, è stato boicottato dal Ragionamento cieco  di chi non  vuole ammettere il cambiamento di una società sempre più globalizzata, che deve confrontarsi con confini dissoluti di nazioni europee e mondiali che hanno avviato da anni e  riconosciuto l’amore come diritto.

E’ proprio il  sentimento che è stato calpestato dalla giurisdizione.

Non si possono più leggere commenti  stereotipati che hanno alla base una xenofobia verso l’amore di genere. L’intimità deve restare tale, ma l’AMORE del convivente e del genitore verso i figli geneticamente o non, va riconosciuto. L’amore non può diventare  strumento politico nelle mani  dei  partiti di maggioranza o minoranza. Non è questione di voti, ma di Accoglienza dei cambiamenti.