Perché lo Stato non paga quanto dovuto alle aziende?

LO STATO NON PAGA QUANTO DOVUTO ALLE AZIENDE. UNA MALATTIA GRAVE IN TEMPI NORMALI, LETALE IN UNA CRISI COME QUESTA

Il pagamento dei debiti da parte della pubblica amministrazione continua a rimanere una chimera. Invocato e promesso in modo ricorrente, sempre dimenticato un istante dopo. Poche settimane fa, era stato inserito su richiesta della opposizione tra le condizioni prioritarie per collaborare con la maggioranza, ma, dopo aver votato all’unanimità un ulteriore scostamento di bilancio, non se ne è saputo più nulla. Anzi, la direzione sembra sempre la stessa, quella opposta a una strategia strutturale, con i sussidi a pioggia.

È cosa nota però che la politica degli aiuti, specie se prolungata nel tempo, cura qualche ferita superficiale, non la malattia.

Occorre intervenire sugli squilibri persistenti, anche in condizioni normali. Lo squilibrio per eccellenza è lo Stato moroso verso le aziende fornitrici, al pari di un cliente che scappa senza aver pagato il conto.

Come è possibile che in questa situazione di emergenza ci siano 47,4 miliardi di debiti della pubblica amministrazione ancora inevasi? E come è possibile che dei 12 miliardi stanziati ne siano stati richiesti solo 2? Perché Regioni, Asl, Comuni non utilizzano quei soldi per saldare quanto dovuto? E perché quanto non viene usato per pagare il conto – e si tratta di almeno 1,2 miliardi – lo Stato lo utilizza per sussidiare qualcun altro? Che facciamo, non paghiamo chi lavora ma finanziamo chi non lavora?

Abbiamo bisogno di curare i problemi antichi della nostra economia. In Italia le commesse pubbliche ammontano complessivamente a circa 140 miliardi di euro l’anno e il numero delle imprese fornitrici è pari a un milione e, senza il pagamento delle fatture, almeno 30 mila aziende rischiano il fallimento. Già in questa legge di Bilancio è necessario prevedere il pagamento di tutti i debiti della pubblica amministrazione e obbligare ASL, Regioni ed Enti locali a utilizzare le risorse messe a disposizione. Non serve spostare i soldi altrove.

Purtroppo, a nove mesi dall’esplosione dell’emergenza l’Italia galleggia nell’assenza di una strategia per ripartire. Si persevera con la politica dei sussidi a pioggia. Però dare soldi a tutti, oltre a essere efficace solo in via superficiale, crea iniquità e rabbia tra le categorie, tra i territori, tra chi ne avrebbe diritto e chi no. Invece, abbiamo bisogno di misure strutturali e il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione è una di queste. Anzi, è e deve essere la priorità.