Home Editoriale Un augurio non retorico nella speranza di un reale cambiamento

Un augurio non retorico nella speranza di un reale cambiamento

È difficile fare gli auguri di Pasqua in un momento storico, come quello attuale, nel quale dei terroristi, finanziati da chissà quale entità politica ed economica, sono in grado di uccidere decine di persone innocenti e, soprattutto, sono capaci di distruggere la serenità di città del nostro continente. Viviamo, certo, una fase storica, che è resa ancora più difficile dalla crisi, che costringe migliaia di persone ad andare via dalle loro realtà ed a trasferirsi in luoghi lontani, dove non sempre, peraltro, trovano condizioni molto migliori di quelle che hanno lasciato. Purtroppo, questo inizio di nuovo secolo e millennio ha avuto origine da un fatto violento, la distruzione delle Torri Gemelle a New York, che ha modificato sensibilmente gli equilibri mondiali, visto che l’Occidente ha scoperto di essere vulnerabile e che la guerra, per decenni relegata solo ad altri continenti, è invece divenuta una realtà triste, che tocca in sorte anche a noi Occidentali.
Cosa fare rispetto ai drammi di morti e feriti, che rappresentano il bilancio di una guerra planetaria tanto subdola, quanto iniqua, perché colpisce innocenti e bambini? Forse, dovremo convivere con il terrore e con le sue dinamiche perverse?
Forse, dovremo abituarci all’idea che, nei prossimi anni, la paura possa essere il sentimento dominante di milioni di cittadini, che andranno in piazza o in metropolitana con la fobia di essere vittime di attentati? Forse, l’economia mondiale subirà un ulteriore scacco dalla diffusione delle logiche del terrore, che non consentiranno la nascita di un periodo di pace proficuo per i produttori e per i consumatori? Forse, la politica si dimostrerà ulteriormente debole, incapace di dare una risposta, sullo scacchiere mondiale, a gruppi di terroristi che, negli anni scorsi, hanno ricevuto la legittimazione internazionale da parte di Governi, finanche, di Paesi occidentali? Forse, le genti prenderanno, in modo sempre più vistoso, le distanze dai terroristi, in modo tale che la mancanza del consenso sarà il principale fattore di indebolimento delle logiche di potere di questi folli ed ostinati integralisti? Forse, gli organi di stampa contribuiranno a rasserenare il clima, evitando che si implementi quel clima da guerra santa, nel quale invece i terroristi trovano un fecondo terreno di crescita e di diffusione? Forse, più semplicemente, nel giorno in cui si festeggia la resurrezione di Nostro Signore, gli uomini si fermeranno un momento e capiranno che è venuta l’ora di cessare ogni ostilità reciproca e che il Bene può, finalmente, trionfare sul Male e sulla violenza?
Forse, solo in una realtà da sogno, sarà possibile immaginare un mondo pacificato, ma noi non vogliamo rinunciare a tale prospettiva, per cui desideriamo ardentemente che gli uomini, davvero tutti, capiscano che, dalla morte del proprio simile, può solo discendere quella propria, sia fisica che spirituale.
Vogliamo, forse, essere tutti un mondo di anime spente e di corpi pronti allo strazio ed alla distruzione?
Speriamo che la resurrezione di Dio sia foriera di grandissimi cambiamenti, ma lavoriamo perché il futuro irenico sia una meta possibile e non un mero auspicio, tipico del giorno di festa, destinato a spegnersi con le tenebre ed il tramonto.

Rosario Pesce

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