Solitudine, soliloquio e desideri

L’amore non può essere descritto,raccontato, se non vissuto. Ci si confonde tra curiosità e canali comunicativi ambigui, ci sono amori amicizia, amori tenerezza, amori puramente sessuali, amori che durano una notte o che durano una vacanza, amori che sono capricci,cotte, infatuazioni, ci sono amori che hanno un’anima oltre il corpo e amori che si fermano al corpo e non vanno oltre, amori strozzati e quelli aperti al respiro pulito e ciascuno ha il diritto di vivere il tipo di amore che vuole” e soprattutto allontanarsi dallo spettro della solitudine che afferra il cuore e lentamente lo conduce alla morte. La solitudine e la paura del confronto, confondono i livelli interpersonali delle emozioni. A volte il nostro troppo amore, rischia di innescare un circolo vizioso assurdo. “Se amo follemente, anche l’altro deve amarmi allo stesso modo, se ho determinati schemi mentali, anche l’altro deve adeguarsi agli stessi schemi e non consideriamo che “l’esterno non dà soluzioni ma soltanto illusioni”. L’illusione di vivere come vorresti, l’illusione di essere amati come si vorrebbe, di avere la persona accanto ogni minuto e secondo della giornata. In quell’ illusione dunque si rende necessario volgere lo sguardo alla propria interiorità, a quell’ego abituato dalla nascita ad avere tutto ma proprio tutto a sua disposizione, insomma a comportarsi come un piccolo re. Siamo abituati a volgere lo sguardo all’esterno pensando che le problematicità là sorgono e da là derivano tenendo ben conservata la nostra interiorità in questo modo tenendola al riparo da ogni altrui inserzione. Il soliloquio elimina l’altro/a o meglio dovrebbe trasportare l’altro/a nel suo interno ma chiediamoci “una volta portato l’altro/a nel nostro interno costui/ei a chi assomiglia?”
A veder bene somiglia tanto a noi stessi. Il soliloquio forse allontana la solitudine ma condanna alla monotonia d’un attore monocorde che pensa di aver incontrato l’altro/a ma non sa di non essere entrato nell’altro/a. La solitudine esiste perché ci spinge nell’altro, ci invoglia all’incontro e forse anche allo scontro perché non è necessario che tutto vada bene, la solitudine sa che conta soltanto…amarsi e non è poco.
Programmare,pianificare sono solo illusioni di un convincimento da sfatare, il prender tempo in attesa di chissà quale illusione o gratificazione di un qualunque desiderio.
Una realtà ben lontana dai vissuti di chi deve necessariamente pensare all’altro ,il rapporto viscerale di un genitore che ha dei doveri,ruoli e responsabilità,un rapporto di dipendenza infinito,immodificabile.