Home Salute Si chiama stentrode, la spina dorsale bionica: speranza per tornare a camminare

Si chiama stentrode, la spina dorsale bionica: speranza per tornare a camminare

La speranza è l’ultima a morire, un proverbio sempre valido, anzi ancor più, se si tratta del campo medico. La progressione della medicina ha una forbice di crescita ampia e costante anno dopo anno, grazie anche alla forte innovazione tecnologica si sono raggiunti risultati impensabili fino ad un decennio fa. Direttamente dall’Australia arriva la notizia di una rivoluzionaria spina dorsale bionica, che potrebbe, in alcuni casi, permettere nuovamente di camminare a pazienti affetti da malattie o ferite che li costringono sulla sedie a rotella. In realtà si tratta di un piccolo congegno,chiamato stentrode, lungo circa 3 cm, viene impiantato nei pressi del cervello ed ha il compito di registrare le attività e gli impulsi cerebrali e quindi convertirli in comandi.

Lo stentrode e la conseguente procedura di impianto sono stati sviluppati da un gruppo di ricerca di 39 neurologi e ingegneri biomedici Australiani e presentati sull’ultimo numero di Nature Biotechnology. La sperimentazione è stata eseguita su un gruppo di pecore, ed ha dimostrato capacità nel controllare arti bionici.

Lo stentrode dopo essere stato impiantato con successo ha emesso segnali per i 190 giorni, il tempo programmato dai ricercatori per la conclusione della sperimentazione, con il passare delle settimane il segnale si è ulteriormente rafforzato grazie al tessuto creatosi attorno al dispositivo. Il passo successivo sarà quello di testare il dispositivo su un gruppo di pazienti che presentano delle paralisi alle gambe. La procedura, dalla durata di poche ore, non avrà effetti invasivi, lo stentrode sarà inserito nei pressi della corteccia cerebrale e si spera riesca a percepire gli impulsi del cervello per poi trasferirli in modo corretto alle gambe, con la speranza di un movimento fluido.Le aspettative sono alte, bisogna tuttavia considerare che siamo solo agli inizi e che dunque ci vorrà del tempo prima che i risultati siano evidenti e perfezionati. La ricerca è stata finanziata in gran parte dall’esercito Usa, problema molto sentito dagli americani in quanto la presenza di reduci paralizzati è molto alta.