La sapienza di Draghi sopperirà ai capricci della politica?

Le reazioni delle forze politiche ed il caos del Movimento 5 stelle

La sapienza di Draghi sopperirà ai capricci della politica?

Dopo il Capo del Governo hanno giurato i 23 ministri da lui proposti. Del nuovo esecutivo fanno parte 15 ministri politici (quattro del M5S e tre ciascuno per PD, Forza Italia e Lega ed uno per Leu ed Italia Viva) ed otto ministri tecnici, di cui parleremo più avanti. Sette ministri sono stati confermati dal precedente esecutivo, tra cui il ministro Speranza alla Salute, Di Maio agli Esteri e Lamorgese agli Interni. Al neo dicastero della Transizione Ecologica è stato incaricato il fisico Roberto Cingolani.

Le reazioni? C’è stata quella diretta dell’oramai ex Cinquestelle Alessandro Di Battista che ha definito immorale la nomina dei ministri di Forza Italia e cioè Maria Stella Gelmini (Affari Regionali), Renato Brunetta (Pubblica Amministrazione) e Mara Carfagna (Sud), più contenuto quello della auto esclusasi Giorgia Meloni che ha pronosticato grossi problemi negli accordi di una maggioranza così multiforme.

Al dissenso di Di Battista si è aggiunta Barbara Lezzi che chiede una nuova consultazione sulla piattaforma Rousseau e minaccia voto contrario al Governo Draghi. A questo punto è evidente una grossa frattura nel M5s che dovranno una volta per tutte chiarirsi internamente, con un franco faccia a faccia per trovare un’intesa. Una decisione definitiva e condivisa sulla linea da seguire, anche e soprattutto per il rispetto dei tanti cittadini, elettori o meno, che a causa della pandemia covid-19 stanno attraversando mesi devastanti.

Matteo Salvini ha da par suo criticato la riconferma di Speranza e Lamorgese rispettivamente al ministero della Salute e agli Interni, ma l’ingresso nella compagine governativa di Giancarlo Giorgetti, leghista moderato, come ministro dello Sviluppo Economico, è un segnale che riconosce la responsabilizzazione della Lega in ottica europeista. Mentre tutte le altre rappresentanze politiche e le parti sociali hanno dato il pieno appoggio a Draghi. Renzi sperticando lodi all’ex banchiere si attribuisce la paternità del nascente governo.

Credo invece che Mario Draghi sia stato ancora una volta abile ad allestire una formazione di governo che accontenti tutte le forze politiche con l’attribuzione di quindici ministeri, riservandosi le nomine di sette fiduciari per i settori chiave che, nell’ottica di investimenti importanti e strategici, saranno determinanti almeno per il prossimo decennio. Ovviamente diamo per scontata la fiducia al neo governo, a meno di un’ennesima giravolta dell’attuale Parlamento, che significherebbe suicidio di massa per il popolo italiano.

Un altro alfiere di Draghi è Daniele Franco, neo ministro dell’economia, che è sicuramente un esperto di conti pubblici, ex Ragioniere Generale dello Stato ed attuale Direttore di Bankitalia. Costui garantisce a Draghi competenza e rigore professionale oltre che enorme conoscenza approfondita dei meccanismi del bilancio pubblico.

In definitiva si sta varando un governo con numerosi ministri politici e solo otto tecnici ma sistemati nei settori trainanti. Quindi anche se molti detrattori evocano i fantasmi delle banche e del gotha finanziario come il male assoluto, di fatto l’Italia avrà la possibilità di disporre del lavoro di una squadra attrezzata che non vorrà sfigurare e che all’attuazione del programma non farà precedere le promesse populiste e che non baderà esclusivamente al consenso elettorale.