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Sanità italiana lenta, liste di attesa lunghissime

Sanità Italiana lentissima – Liste d’attesa lunghissime e costi insostenibili: questo il bilancio tracciato durante la 18.esima edizione del Rapporto Pit Salute “Sanità pubblica, accesso privato”, presentato oggi a Roma dal Tribunale per i Diritti del Malato – Cittadinanzattiva. Oltre 24000 le segnalazioni giunte lo scorso anno ai Pit salute nazionale e regionali e alle sedi locali del Tdm. Il 25% riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie legate soprattutto a liste di attesa (58,7%) e ticket (31,4%).pit salute Tra le preoccupazioni al vertice dei cittadini, dunque, i lunghi tempi di attesa tra esami diagnostici, interventi chirurgici e visite specialistiche. La media di attesa per una risonanza magnetica è di 13 mesi, per le ecografie in media 9 mesi. Tempi che spesso compromettono il senso di prevenzione o diagnostica tempestiva che spingono i cittadini nel caso migliore (cioè per chi può permetterselo) a ricorrere all’intramoenia o alla sanità privata. Tempi lunghissimi anche nei reparti oncologici con un aumento di segnalazioni anche per radioterapia, chemioterapia e accesso ai farmaci oncologici. A questo vanno aggiunti i ticket che rappresentano, secondo gli esperti, un “ostacolo all’accesso alle prestazioni: un peso sempre più pesante per i redditi delle famiglie, con i costi del privato o dell’intramoenia che spesso risultano persino più convenienti per costi o per attese”. Il 29,3% delle segnalazioni riguarda anche le  difficoltà a ottenere informazioni corrette e complete sulle esenzioni dal pagamento della compartecipazione alla spesa sanitaria; il 17,8% segnala prestazioni troppo care, e troppo numerose, non oggetto di esenzione. Inoltre, vanno considerati anche casi dove per imperizia del medico che prescrive o per mancata indicazione dei cittadini stessi, non si applica l’esenzione: 10,9% contro l’8,6% del 2013. Al secondo posto le segnalazioni sulla presunta malpractice, che riguardano errori terapeutici e diagnostici, condizioni delle strutture (17%), disattenzioni del personale sanitario (12,7%, +2,3% su 2013), infezioni ospedaliere (3,8%) e da sangue infetto (2,7%). I settori con più errori sono l’ortopedia, la chirurgia generale e l’oculistica; per gli errori diagnostici, invece, oncologia, ortopedia, ginecologia e ostetricia. Sul gradino più basso del podio delle preoccupaazioni per i cittadini c’è l’assistenza territoriale, con l’ aumento delle segnalazioni sull’assistenza sanitaria di base (medici di famiglia e pediatri), in primis perché i cittadini spesso non ricevono una visita a domicilio o una prescrizione.

MODEL RELEASED. Hospital waiting room. Patients waiting in the accident and emergency department.

Infine le strutture e le prestazioni sanitarie. Nel quadro del Pit Salute gli ospedali sono alle prese con evidenti difficoltà: dalle lunghe attese al Pronto Soccorso e attività di ricovero fino alla situazione critica della riduzione dei servizi e del personale. Anche le Asl sono in affanno con problemi di mancanza di fondi per il personale e per il rinnovo o l’acquisto delle apparecchiature anche negli ambulatori. L’11,3% delle segnalazioni, in chiusura, si lamenta dei costi a carico dei cittadini per accedere ad alcune prestazioni sanitarie. La spesa per i farmaci è quella più gravosa, seguita dai costi delle prestazioni in intramoenia, con gli utenti che sono spesso costretti a mettere mano al portafoglio e a sostenerli per poter rispondere in tempo rapido ai bisogni di cura che il servizio pubblico non è in grado di soddisfare.