Home Economia & Lavoro Reddito di cittadinanza, arriva l’obbligo di lavorare per il proprio Comune

    Reddito di cittadinanza, arriva l’obbligo di lavorare per il proprio Comune

    Parte la fase 2, con almeno 8 ore settimanali in lavori di pubblica utilità per il municipio di residenza

    Luigi Di Maio mentre mostra una scheda sulle coperture del reddito di cittadinanza durante la trasmissione televisiva Porta a Porta in onda su Rai Uno, Roma, 23 gennaio 2018. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

    Il reddito di cittadinanza si rinnova ed entra ufficialmente nella fase 2. La manovra fortemente voluta dai pentastellati si appresta dunque ad un significativo cambiamento, con obbiettivo principale, attivare ‘fisicamente’ i beneficiari. Nella giornata di mercoledì 8 gennaio 2020 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che ha sancito la partenza per la famigerata fase 2 per il reddito di cittadinanza, ossia l’adesione ai Progetti di Pubblica Utilità, redatti dai Comuni.

    Il reddito di cittadinanza, così come la pensione di Cittadinanza  sono state le basi fondanti del cammino di Beppe Grillo ed il suo movimento 5 stelle. In sostanza si tratta di una misura economica che prevede un sussidio economico, con un tetto massimo di 750 euro destinato alle singole persone o nuclei familiari, che, in difficoltà economica o lavorativa, ne fanno richiesta.

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    Nuove iniziative per il Reddito di Cittadinanza. Di Maio annuncia la fase 2.

    I percettori del reddito, oltre a essere coinvolti nell’attiva ricerca di un lavoro, devono fornire la propria disponibilità, a titolo gratuito, ad aderire a  progetti comunali, che prevedono lo svolgimento di mansioni utili alla collettività, presso il proprio comune di residenza. In tale ambito possono rientrare attività tra i settori più disparati – cultura, ambiente, formazione, sociale. Durante il loro svolgimento, gli operatori non possono essere coinvolti in lavori e opere pubbliche né sostituire il personale in dotazione ai municipi, ma fungere da semplice supporto agli stessi.

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    L’impegno orario che i beneficiari della misura devono garantire va da un minimo di 8 ore ad un massimo di 16 ore settimanali, espletabili in determinati giorni della settimana o in specifici periodi del mese. In caso di mancato svolgimento delle ore, possono essere recuperate anche durante la settimana o il mese successivo, sempre rispettando il monte ore mensile pianificato. Per accertare il regolare svolgimento delle attività, presso i municipi viene istituito un apposito registro, su cui si annotano presenze giornaliere, ora d’inizio e di fine attività.

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    Da tale obbligo sono comunque esclusi principalmente gli occupati con reddito da lavoro dipendente superiore a 8.145 euro o autonomo superiore a 4.800 euro; gli studenti; i beneficiari della pensione di cittadinanza; gli over 65; le persone con disabilità; i componenti della famiglia che hanno carichi di cura verso bambini piccoli o disabili.