Home Attualità In dieci anni l’Irpinia ha perso 15mila abitanti: quali i rimedi?

In dieci anni l’Irpinia ha perso 15mila abitanti: quali i rimedi?

Al convegno organizzato dalle Acli e tenutosi all’Hotel de la Ville di Avellino e’ mancata l’attesa presenza del Ministro del Sud e Coesione territoriale Provenzano, impegnato in altra sede. All’assise sulle prospettive del sud hanno partecipato Carlo Borromeo, presidente della Fondazione Con il Sud, il rettore dell’universita’ Giustino Fortunato di Benevento Giuseppe Acocella, il responsabile delle Acli Giuseppe Russo, delegato di presidenza nazionale, il delegato campano Filiberto Parente ed il provinciale Giuseppe Sarno.

Dal convegno e’ emerso subito un dato preoccupante: dal 2010 ad oggi l’Irpinia e’ scesa dai 430mila residenti a 415mila, e che se non si inverte tale tendenza l’esodo continuera’ e la provincia rischia nel prossimo decennio di scendere sotto le 400mila unita’. Veniva fatto notare che sono circa settant’anni che il Mezzogiorno riceve aiuti e finanziamenti che non hanno sortito gli effetti sperati, cioe’ di risollevare stabilmente il tessuto economico di questa parte d’Italia. Vuol dire che qualche errore e’ stato fatto, ed e’ quello di aver fornito aiuti assistenziali ed estemporanei che non hanno consentito di impiantare attivita’ stabili e durature. Ora bisognera’ invertire la tendenza, cioe’ sfruttare diversamente le risorse che il Governo continuera’ a fornire, pur con la riluttanza delle regioni del Nord che chiedono l’autonomia differenziata.

Secondo Borgomeo al sud andrebbe programmato un piano per il sociale, piche’ al sud ci sono situazioni di ingiustizia e disuguaglianza insopportabili, ed ammoniva che serve programmazione perche’ il problema Sud non si risolve in cinque anni, ma in un arco temporale piu’ lungo , anche venti o trent’anni. L’Irpinia-continuava-ha dalla sua di essere una terra a forte coesione territoriale, a differenza delle metropoli, e deve partire da questo vantaggio.

Per il prof.Ricciardi, storico delle migrazioni dell’Universita’ d Ginevra, il segreto e’ di puntare sull’economia della terza eta’, cioe’ fornire servizi alla popolazione anziana: cio’ creerebbe di sicuro lavoro per i giovani che in tal modo resterebbero al Sud. Perche’ l’unico dato certo e’ che la popolazione invecchia e i giovani hanno energie e possibilita’ di fornire servizi in questo settore. Anche in questo caso gli effetti benefici di uno stop all’emigrazione si potranno vedere in un’ottica di lunga scadenza. Dalle considerazioni espresse al convegno emerge un quadro non ottimistico: gli esperti non puntano piu’ su industria e turismo: vuol dire che tali settori hanno fallito (industria) o non costituiscono i giusti attrattori per la nostra provincia (turismo). E che per la formazione o la rinascita delle attivita’ artigianali si sono persi molti treni negli anni scorsi ed e’ azzardato sperare nei prossimi.