Dal Rapporto Censis 2020: Italiani ansiosi e impauriti

Dal Rapporto Censis 2020: Italiani ansiosi e impauriti

L’annuale Rapporto stilato dal Censis (54°) fotografa la situazione degli Italiani ancora fortemente condizionati dal perdurare della pandemia. Il Covid ci ha sorpresi a inizio anno, si è riproposto prepotentemente all’inizio dell’autunno e rischia di ritornare con una terza ondata all’inizio del prossimo anno.

I sentimenti più frequenti che affiorano dai sondaggi dall’autorevole istituto di statistica sociale sono di ansia e preoccupazione: ad esempio i depositi dei risparmi negli istituti di credito sono aumentati di 41,6 miliardi, mentre la forbice tra ricchi e poveri si è ancora di più allargata a favore dei primi.

Nel periodo da marzo a settembre 2020 sono  aumentate del 22,8% le persone che vivono in famiglie ove entra un sussidio di cittadinanza (per la precisione 582.485 persone), mentre sono stimate in 1,5 milioni le persone che hanno un patrimonio superiore ai cinquecentomila euro (con una media di 760mila).

Ma l’ansia degli Italiani si rivela nell’essere favorevoli alla stretta decisa dal Governo per il periodo di festività natalizie: il 79,8% di essi condivide di non alleviare le restrizioni. Per il 61,6% degli Italiani le festività non avranno il solito clima spensierato e festoso: e ciò si riflette anche nel budget ridotto che il 54,6% destinerà ai regali e, se nella prima fase della pandemia gridavano speranzosi ed ottimisti “andrà tutto bene”, in questa seconda fase autunnale prevale il pessimismo, tanto che il 44,8% degli Italiani è convinto che da questo periodo critico usciremo peggiorati.

La preoccupazione strisciante frena gli investimenti immobilizzando il risparmio e frenando i consumi. Nel secondo trimestre dell’anno la spesa media mensile delle famiglie è  diminuita del 19,1% rispetto alla fine del 2019 e nell’ultimo trimestre, quello che stiamo vivendo, si spera che la flessione non sia maggiore. Ricordiamo che il giro d’affari nel periodo pre natalizio è di dieci miliardi che, con il fermo forzato dovuto al Covid, rischia di andare in fumo o di ridursi ai minimi termini.

Ma al di là della spesa correnti per alimenti ed esigenze abitative il Rapporto Censis rivela che vi è stato un crollo di consumi di venti miliardi di euro per i servizi e di 10,5 per i beni. L’Istituto sottolinea come il tasso medio annuo di crescita si sia progressivamente ridotto: dal 3,9% degli anni settanta al 2,5% degli anni ottanta, al più 1,7% degli anni novanta al + 0,2 degli anni duemila.

Inoltre l’emergenza da pandemia ha messo in risalto anche le diverse situazioni abitative e l’accesso ai principali servizi energetici come il riscaldamento e la corretta conservazione dei cibi. Negli ambienti ristretti, ove convivono più persone in pochi metri quadri è meno facile evitare il contagio e soprattutto più complicato trovare spazio idoneo ad isolare coloro che dovessero risultare positivi con sintomi lievi per curarsi in casa.

E infine, il Rapporto Censis, se ancora ve ne fosse bisogno, ha ribadito che i dipendenti del pubblico impiego sono quelli che hanno meno sofferto della pandemia, a differenza di autonomi e Partite Iva, dei quali solo il 23% ha continuato a percepire gli stessi compensi degli anni. Per non parlare dei lavoratori ”invisibili”, circa cinque milioni, che hanno si il torto di svolgere lavoro al nero o attività sommerse, ai quali la sosta forzata ha inibito gli incassi e quindi il minimo sostentamento per “tirare a campare”…