Home Editoriale Primarie Partito democratico | Un istinto suicida

Primarie Partito democratico | Un istinto suicida

Quella della Regione Campania, in ambito PD, è una situazione davvero paradossale: infatti, indette per il 14 dicembre 2014 le primarie per designare il candidato, che dovrà sfidare Caldoro, queste sono state rinviate a domenica 11 gennaio 2015, in quanto sarebbe in atto uno sforzo della Direzione Nazionale per individuare un candidato, che, accettato da tutte le componenti del partito, faccia cessare la conflittualità, giusta e legittima, che si è attivata, frattanto, fra i due principali competitors, l’europarlamentare Andrea Cozzolino ed il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca.
È noto a tutti che lo Statuto del PD prevede, espressamente, che le primarie vadano fatte per individuare la nomination per elezioni così delicate, come possono essere quelle che designeranno il Governatore di una Regione, peraltro tanto importante, come la Campania.
Solo, nel caso in cui i due terzi dei componenti della Direzione Regionale dovessero pronunciarsi a favore di una loro cancellazione, queste potrebbero essere non effettuate.
Ovviamente, la revoca di un appuntamento di fondamentale valore politico può avvenire solamente in presenza dell’assenso dei due sfidanti, che dovrebbero accettare di buon grado di venire – di fatto – eliminati dal gioco, e soprattutto nel fortunato caso in cui sia spendibile il nome di un terzo candidato, il quale sia – per ovvie ragioni – molto più attrattivo, da un punto di vista elettorale, dei due sfidanti, a cui – più o meno cortesemente – verrebbe richiesto di rinunciare alla competizione, quando ormai le loro macchine elettorali sono in corsa già da diversi mesi.
Nel caso campano, queste due condizioni non sussistono: infatti, né Cozzolino, né De Luca hanno richiesto o condiviso l’idea di non correre più per un obiettivo, comunque, molto prestigioso, quale può essere, finanche, la semplice investitura – in quota PD – per le prossime elezioni di primavera.
Inoltre, per quanto sia stato ricercato un nome alternativo ai due in corsa, sembra che nessuna personalità di rango nazionale abbia accettato la proposta di correre in Campania, sostituendo al foto finish due avversari storici, che sono peraltro molto radicati sui loro rispettivi territori di appartenenza e rappresenterebbero – chiunque dei due vinca – delle buone opzioni da mettere in campo contro il Governatore uscente.
Pertanto, il paradosso diventa sempre più ridondante: si cerca di lasciare a casa De Luca e Cozzolino, senza che sia pronto il loro degno sostituto, che possa, solo in virtù del prestigio personale, giustificare la scelta così radicale di non far svolgere le primarie, che invece sono state realizzate in tutte le altre regioni, nelle quali si andrà al voto nel mese di marzo o di maggio.
Un dato, inoltre, emerge in modo prepotente: le primarie servono – oltreché a misurare la forza di candidati e componenti interne ad un partito – a mobilitare l’elettorato ed a creare entusiasmo intorno alla proposta politica della forza partitica – come il PD, in tal caso – che parte da una condizione di oggettivo sfavore rispetto allo sfidante, visto che il Centro-Sinistra è reduce da cinque anni di opposizione e, dunque, non può contare sugli effetti benefici, che la gestione delle leve del potere può arrecare, in termini elettorali, in favore di chi ha governato.
Solo la mobilitazione, che Cozzolino e De Luca hanno sollecitato nel corso degli ultimi mesi, può determinare in Campania una svolta autentica: infatti, indipendentemente poi da chi dovesse vincere le primarie, il fatto stesso che si possa registrare un grande afflusso alle urne, in occasione della data che sarà prescelta per le primarie, può garantire al PD la possibilità di essere realmente competitivo nella gara decisiva con Caldoro, quando si voterà per scegliere, compiutamente, il Governatore dei prossimi cinque anni dell’area territoriale più importante dell’intero Mezzogiorno d’Italia.
Peraltro, la disputa sui nomi, catapultati dal livello romano, che dovrebbero convincere Cozzolino e De Luca a tirarsi indietro, ha cancellato una parte essenziale di dibattito, che nella nostra regione si è tenuto, deliberatamente, sotto traccia: quali dovranno essere le allenze da mettere in campo per sconfiggere il Presidente uscente?
È evidente che, a tal riguardo, i partiti centristi giocano un ruolo decisivo, perché il loro posizionamento potrà decidere la contesa finale, per cui, dal livello romano e da quello napoletano, ci saremmo aspettati maggiore attenzione verso una problematica simile, dal momento che si potrebbe invitare, legittimamente, Cozzolino e De Luca a farsi da parte, solo se fosse presente una terza personalità, capace di aggregare più forze intorno a sé di quanto non possano, già, fare autorevolmente l’europarlamentare napoletano ed il sindaco salernitano.
Non sembra, però, questo lo scenario probabile delle prossime settimane: i due candidati, che hanno raccolto le firme per partecipare alle primarie, sono quanto di meglio oggi il PD può offrire ai suoi elettori in un territorio, dove – colpevolmente – poco si è costruito dopo la conclusione del ciclo di governo bassoliniano.
Pertanto, se non si intende consegnare la Campania al Centro-Destra per la seconda volta consecutiva, sarebbe auspicabile rinunciare alla logica attendista, tipica di chi aspetta la discesa della manna dal cielo, e consentire ai due ottimi competitors di dar vita ad un confronto molto pacato, come finora hanno fatto, allo scopo di mobilitare tutte le energie positive della società civile, che intendano identificarsi nella candidatura dell’uno o dell’altro.
Solo attraverso una mobilitazione siffatta, è probabile che poi lo scontro elettorale con Caldoro possa avere qualche chance di successo: certo, con la candidatura alla Presidenza della Regione Campania non si può fare l’errore grossolano, che si fece – qualche anno fa – con quella per la Sindacatura di Napoli, quando si cancellò sciaguratamente l’esito di primarie già svolte e si decise di individuare il nome di un candidato terzo, slegato dal territorio, che non fu mai effettivamente competitivo, visto che, in quell’occasione, a contendersi la Sindacatura della principale città del Sud fu il Centro-Destra ed il candidato della Sinistra antagonista al PD, De Magistris, che poi venne eletto Sindaco, come ben sappiamo.
Se, dunque, non si vuol ripetere una strategia altrettanto masochista, è giusto che la Segreteria Nazionale del PD decida di far svolgere le primarie, lasciando ai territori, unici legittimati a farlo, la possibilità di individuare il nome migliore per una competizione, che rischia altrimenti, per il partito renziano, di divenire l’ennesimo stillicidio, con conseguenze – a questo punto – finanche per lo stesso Capo del Governo, che dovrebbe poi illustrare, all’elettorato campano ed italiano, i motivi per cui avrebbe ostacolato lo svolgimento della più corretta prassi di individuazione della nomination per Palazzo Santa Lucia.