Montoro: “Vi racconto il terremoto dell’Irpinia”

Una testimonianza vivente. Storie emozionanti e aneddoti straordinari. Queste le parole del Prof. Tommaso Giaquinto, “storico” per passione, ex Sindaco del Comune di Montoro Superiore e Assessore Comunale all’epoca dei tragici avvenimenti del sisma che mise in ginocchio l’Irpinia intera: “Ore 19.35, domenica 23 novembre 1980, una scossa di terremoto di magnitudo tra nono e decimo grado della scala Mercalli, della durata interminabile di 90 secondi, sconvolse l’Irpinia, causando circa 2700 morti e migliaia di feriti, oltre naturalmente il crollo delle case di interi paesi, stravolgendo definitivamente il volto dei vicoli e delle piazze in cui da sempre si svolgeva la vita sociale della popolazione.

tommaso giaquintoMontoro non fu indenne da tale catastrofe e pagò un prezzo molto alto alla furia del terremoto: in particolare i danni maggiori si ebbero a Torchiati, che fu al 90% distrutto, reso inagibile e parzialmente alla frazione Preturo, dove un palazzo da poco costruito si accartocciò su se stesso, provocando la morte di 23 persone, tra cui un intero nucleo familiare con i loro piccoli bambini, la cui vita fu stroncata troppo presto.

A Torchiati, i morti furono 15, vittime di crolli di diversi fabbricati, specialmente quelli costruiti più di recente, mentre le case ed i palazzi antichi, subirono gravissimi danni ma non provocarono morti se non quelli di una giovane coppia di sposi appena tornati dal loro viaggio di nozze, che transitando con l’auto per il corso di Torchiati rimasero sepolti dalle macerie di un palazzo che cadde su di loro. Perirono, inoltre, alcuni tra i cittadini più rappresentativi del territorio, come il Maresciallo dei Carabinieri Antonio Russo, il farmacista Gaetano D’Amore, il Preside della Scuola Media Statale prof. Nicola Spiniello, insieme alla moglie Cozzolino Elisa, il genero Giuseppe Della Rocca, Preside della Scuola media Giovanni XXIII di Salerno e le sue due giovanissime figlie Nicoletta ed Elisabetta, che pochi minuti prima erano state invitate a partecipare ad una festa di compleanno di una loro amica e dal giardino erano rientrate in casa per chiedere il permesso al loro papà. La scossa del terremoto arrivò proprio in quell’istante, mentre la piccola Elisabetta stava ancora stringendo la maniglia della porta, forse nel disperato tentativo di uscire fuori da quella villa, che in un attimo cadde su se stessa. Solo il tetto rimase integro, poggiato sul terreno.terremoto-irpinia-montoro-(7) Altra vittima fu la signora Biondi, che fece col proprio corpo da scudo alla figlioletta di pochi mesi. Il panettiere Carmine Ingino, orgoglioso di aver da poco acquistato l’ultimo modello di un forno lo mostrava ad un suo amico panettiere di Mercato San Severino. Non ebbero il tempo di trovare un qualsiasi riparo. La signora Saracino Maria, ex suora, si dedicava con passione all’ educazione dei bimbi di Torchiati, organizzava per loro feste, gare canore, recite e sempre nuove iniziative: rimase vittima dal crollo di un cornicione, mentre cercava di precipitarsi fuori dalla casa di un’amica. La signora Sica Carolina fu travolta dal crollo della casa abbracciata a suo marito che si salvò protetto dal corpo della moglie. Infine come non ricordare la figura di un arzillo vecchietto quasi novantenne, Albino Tuosto, rimasto sepolto dalle macerie, mentre se ne stava dietro la vetrina della sua stanzetta a guardare la gente che passava, salutandolo con rispetto e familiarità, perché era stato per tantissimi anni, fino a vecchiaia avanzata, il factotum del Municipio di Montoro Superiore, avendo espletate le più disparate mansioni: bidello, attacchino e custode della casa comunale, sempre disponibile con tutti, allegro, sagace e paziente. Il suo unico piacere era quello di allevare delle bellissime oche che starnazzavano rumorosamente mentre i ragazzi del paese le rincorrevano divertiti.

Fortunatamente le altre frazioni di Montoro non patirono vittime, ma solo danni alle abitazioni, per cui più veloce fu la ricostruzione ed il ritorno alle proprie case che, grazie agli aiuti statali, spesso furono costruite più belle e comode di prima.

Diverso è stato il destino di Torchiati, che ancora dopo 35 anni non vede ancora conclusa la ricostruzione delle case, tanto meno  si è ripresa la vita sociale e comunitaria che distingueva il paese per essere la frazione più viva e brillante di tutto il circondario non solo di Montoro. La vita sociale a Torchiati non aveva sosta, in qualsiasi ora del giorno e anche della notte c’era gente sveglia a parlare e bighellonare per le strade, a divertirsi nei diversi circoli, da Salerno o addirittura da Napoli venivano dei signori benestanti a giocare per l’intera nottata nel Circolo dei Nobili, uno dei più antichi dell’intera Regione, dove non era raro che in una notte passassero di mano cospicue proprietà, ma non era da meno il Circolo degli operai e dei commercianti, mentre per strada non mancava mai chi si divertiva anche a fare scherzi non sempre innocenti a danno di qualche malcapitato viaggiatore.

Oggi la situazione è completamente diversa, allo sventramento e al crollo delle case, ne è conseguito anche il crollo e la dispersione del tessuto sociale. Tanti anni vissuti nei cosiddetti prefabbricati, sparpagliati intorno al centro urbano divennero degli aggregati provvisori privi di anima, di persone che avevano smarrito quella cultura della vita di cortile, in cui ci si riconosceva per essere cresciuti sin dalla nascita e la solidarietà era un valore innato e  sacrosanto.

Eppure l’Amministrazione Comunale di quel tempo era stata solerte ed efficiente tanto da meritarsi gli encomi delle Autorità provinciali e dello stesso Commissario di governo, On. Zamberletti, che indicava Montoro quale esempio di efficienza  per tutti gli altri Comuni terremotati. E’ pure vero che eravamo stati fortunati ad essere gemellati con la Provincia di Varese, sicuramente la più ricca e generosa tra le Provincie Italiane, ognuna delle quali si era assunto l’onere di aiutare un Comune terremotato della Campania.

Gli aiuti che ebbe Montoro Superiore dalla Provincia di Varese, come innanzi detto, furono concreti e generosissimi, sotto la guida vigile di un uomo energico, intelligente e concreto, il prof. Salvatore Furia, uno scienziato di chiara fama, inviato dall’On. Zamberletti a coordinare tutta la fase degli aiuti ai Comuni terremotati.articolo terremoto Ottenemmo di tutto, dall’istallazione dei campi di roulotte, alla tendostruttura per ospitare i giovani allo sport e alle altre attività ricreative e sociali. Infine, finanziamenti per l’apertura di una banca per finanziare le piccole imprese e soprattutto i fondi e tutti i macchinari necessari per costituire una Cooperativa di lavoratori per accelerare la ricostruzione.

Tutto questo, però, è andato disperso. Forse ricercare le responsabilità o le cause di quello che è avvenuto nel corso di questi 35 anni, è inutile. Quasi due generazioni sono nel frattempo nate e non possono sapere quello che era prima e quello che è diventato dopo il nostro Paese. Per questo ho accettato di stendere queste poche annotazioni che mi sono state richieste da un giovane che vorrebbe conoscere e sapere qualcosa di più di quello che è successo. A volte è più facile rimuovere dalla memoria il passato che ci costringe a riflettere, ma ciò che siamo è il prodotto del nostro passato e forse conoscerlo meglio potrebbe aiutarci a diventare migliori. Questo io spero ed auguro al mio Paese.”