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L’infertilità della coppia e l’uso della procreazione medicalmente assistita

Sessualità – L’infertilità della coppia e l’uso della procreazione medicalmente assistita. Oggi giorno si va sempre più incontro a disfunzionalità della coppia che comportano l’impossibilità a procreare e avere una gravidanza. Sempre più spesso si sente la necessità di curare l’infertilità.

Come si può curare l’infertilità?

La ricerca medica negli ultimi decenni ha messo a disposizione delle persone infertili e degli specialisti del settore una notevole scelta di terapie per rispondere al loro problema nel modo più adeguato, tenendo conto della causa specifica dell’infertilità, laddove sia possibile accertarla.

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 La prima fase, infatti, è proprio quella delle indagini diagnostiche, che è fondamentale per scegliere quale trattamento abbia le maggiori probabilità di successo, riducendo al minimo i rischi per la madre e per il nascituro. Le coppie infertili vengono sottoposte ad un gran numero di esami per valutare la funzionalità degli organi genitali ed il quadro ormonale di entrambi i partner.

È una fase molto laboriosa e non sempre si arriva ad una diagnosi fondata. Un’attenzione particolare viene rivolta alla possibile presenza di difetti genetici che possono pregiudicare seriamente la possibilità di avere figli o possono portare alla nascita di bambini colpiti da gravi disabilità. In alcuni casi di infertilità dovuti ad infezioni virali o batteriche, può essere indicata una terapia farmacologica, che sarà efficace solo se non si sono prodotti danni irreversibili agli organi genitali.

Anche le disfunzioni ormonali possono essere affrontate con una terapia sostitutiva o integrativa appropriata la quale però non sempre garantisce il successo, data anche la complessità del sistema endocrino. Nel caso di malformazioni dell’apparato genitale può essere indicata una correzione chirurgica del difetto, per esempio l’ostruzione dei dotti seminiferi nell’uomo o delle tube nella donna.

 Questi approcci terapeutici, oltre ad avere un’efficacia limitata, comportano dei rischi dovuti all’uso di farmaci e agli interventi chirurgici. Comunque, non sempre e non in tutti i casi è necessario ricorrere alle tecniche di procreazione assistita (PMA).

Quando è il caso di ricorrere alla Procreazione medicalmente assistita?

Quando le cure più convenzionali non sortiscono l’effetto desiderato o il problema alla radice dell’infertilità non è affrontabile con nessuno di questi metodi, si presenta l’opzione della PMA, cioè di quelle metodiche che prevedono la manipolazione in vitro delle cellule germinali.


 Le tecniche della PMA hanno acceso molte speranze soprattutto in quelle persone che, essendo infertili per cause non rimovibili chirurgicamente o farmacologicamente, non possono trarre alcun beneficio da altri approcci empirici che risultano ampiamente inefficaci. La scelta dipende essenzialmente dalla diagnosi, cioè dalle cause, quando queste possono essere accertate.

Le coppie che si rivolgono ai centri per la cura della infertilità hanno in genere una lunga storia di insuccessi, in molti casi hanno sopportato anche numerosi aborti, hanno bisogno di un notevole supporto per affrontare le procedure di indagine e di cura che non solo sono laboriose, ma anche piuttosto invasive e soprattutto con un grosso margine di incertezza rispetto alle aspettative.

 Le tecniche della PMA

 La fase d’induzione dell’ovulazione è molto delicata e può presentare delle particolari complicazioni anche nelle donne affette da endometriosi. Tuttavia è proprio grazie alla PMA che si possono aiutare queste donne a concepire ed a concludere la gravidanza in modo normale, senza il pericolo di una gravidanza extrauterina.

 Dopo la stimolazione ovarica, quelle meno invasive prevedono di favorire l’incontro degli ovuli con gli spermatozoi depositando il liquido seminale direttamente nell’utero (inseminazione intrauterina o IUI). Queste tecniche permettono di superare la barriera cervicale e di concentrare gli spermatozoi. In genere vengono prodotti una decina di ovuli, talvolta più di venti.  In passato gli ormoni necessari per la stimolazione ovarica venivano estratti da ghiandole umane, ma tale pratica è stata dismessa dopo che è stato riconosciuto il rischio di trasmissione della malattia di Creutzfeldt-Jacob (malattia della mucca pazza).

Attualmente sono stati sviluppati e messi in commercio prodotti ormonali ricombinanti. La produzione di un numero maggiore di embrioni potrebbe permettere di scegliere quelli che presentano le caratteristiche migliori, escludendo quelli morfologicamente anormali, e di congelarne alcuni per tentativi successivi in caso di fallimento. Ma questo è vietato dalla legge 40 che impone che non vengano prodotti più di tre embrioni e che vengano trasferiti tutti e tre. La limitazione, imposta dalla legge, di trasferire solo tre embrioni ha il senso di ridurre il rischio di gravidanze plurime.

Prescrizioni della legge 40 e limiti

Nella rigida prescrizione “tre embrioni formati-tre embrioni trasferiti” c’è ancora una palese contraddizione con il divieto. La legge 40 vieta il ricorso alla fecondazione eterologa, escludendo in modo categorico un quinto delle coppie interessate alla PMA, quelle che hanno una probabilità di generare un figlio solo con gameti di donatori.

Il ricorso alla PMA è consentito solo per problemi riproduttivi legati alla sterilità e all’infertilità, e solo dopo che sia stata dimostrata l’inefficacia degli altri metodi.

Ora se un individuo è sterile, cioè non produce gameti, non avrà modo di fruire della PMA se non attraverso la donazione, che, esclusa in Italia, è invece consentita negli altri paesi europei.