Home Scienza e Tech La tecnologia ha cambiato gli stili di vita, occhio ai condizionamenti

La tecnologia ha cambiato gli stili di vita, occhio ai condizionamenti

Tech –  L’influenza che le tecnologie di vario tipo hanno ed avranno sulle nostre vite è cosa ormai nota, anche se mai scontata. Se ci fermiamo ad analizzare alcune di esse, ad esempio quelle con un impatto sociale massivo e globale, osserviamo che il modello di business che le contraddistingue poggia fondamentalmente su due pilastri. Il primo è la facilitá d’uso. Tutti gli utenti devono poter interagire con suddette piattaforme tecnologiche in modo estremamente semplice e veloce. Il secondo è il carattere fortemente personalizzato di tali piattaforme. Nel linguaggio del Marketing si parla di ‘customizzazione’ del servizio o del prodotto. In tal modo, creando una base comune a tutti gli utenti, le grandi società tecnologiche hanno gli strumenti per sapere quali sono i nostri interessi, offrendoci così servizi e/o prodotti che si avvicinano molto ai nostri gusti.

Rispettando queste regole, semplici per l’utente ma molto articolate per chi le crea, nascono applicazioni (cosiddette ‘Apps’) che vengono incontro alle esigenze piú svariate dinoi utenti, da come prendere un taxi o prenotare una vacanza, passando per i pagamenti e le video-chiamate, fino ad avere una relazione con un partner senza averlo mai conosciuto di persona.

Ora però cerchiamo di guardare oltre la realtà dei nostri giorni. Pensando a cosa succederà nelle prossime decadi in un ambito più vasto, possiamo immaginare che anche per lo studio ed il lavoro, le due attivitá che tengono impegnati gli individui per il maggior numero di ore al giorno, le tecnologie cambieranno le nostre abitudini. Avremo molto probabilmente studenti e lavoratori che svolgeranno i loro compiti senza doversi necessariamente recare all’università o in ufficio.

Queste considerazioni, tralasciando per un attimo gli aspetti negativi ed inquietanti che una vita troppo virtuale porta con sé, mi portano ad intravedere un futuro ottimista specialmente per il nostro Sud. Questo perché non è da folli scommettere su di un’immigrazione di ritorno,cosa tra l’altro già vissuta in passato e quindi di fatto possibile. Contrariamente a quanto succede oggi, con tanto di conferma dagli ultimi dati statistici, si potrebbe assistere ad un ripopolamento delle zone rurali e di provincia o per lo meno ad un maggiore equilibrio tra le grandi città e i piccoli paesi. In realtà questo succede giá in alcuni Paesi del Nord Europa, dove il lavoro remoto è fortemente incentivato, visto che abbassa notevolmente i costi di un’azienda e ne aumenta l’efficienza, e le diverse industrie sono distribuite più o meno equamente su tutto il Paese.  Tuttavia, per trasformare questa che per me è una speranza (da anni ho abbandonato il mio Paese) in realtá e non in qualcosa di meramente utopico, occorre che si verifichi sostanzialmente una sola condizione e cioè che le istituzioni locali, ma anche e soprattutto i giovani stessi, investano in cultura.

I primi hanno l’onere di fornire gli strumenti necessari a stimolare culturalmente i loro cittadini, invitandoli a cercare, trovare e nutrire al meglio i talenti che tutti, seppur in maniera diversa, posseggono. Ciò significa creare strutture, organizzare eventi di un certo spessore culturale in grado di aprire le menti dei giovani che troppo spesso concentrano i propri sforzi inattività tutto sommato inutili e non in ciò che ha davvero valore per la società e per loro stessi. Inoltre, fattore importantissimo, la cultura restala migliore arma per creare un’alta coscienza civica, debellando così le mafie ed i condizionamenti che limitano il potenziale dei nostri giovani e delle nostre comunità.

I secondi sono proprio i giovani, perché solo sviluppando abilitá e costruendo competenze specifiche è possibile renderli unici ed originali e quindi, di fatto, inimitabili. In fin dei conti, mettendo da parte tutti gli alibi e le attenuanti del caso, sono loro gli unici a scegliere se mettere un po’ di sale nelle proprie zucche o svuotarle della propria essenza e metterci dentro delle inutili candele, aspettando così che si brucino lentamente quei neuroni che dovrebbero invece essere fonte inesauribile di creatività e di energía positiva.  

Autore Andrea De Vizio; Twitter: andreadevizio

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