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La lezione della tragedia greca

Non e’ stata Grexit come si paventava ma la nazione ellenica esce ugualmente malconcia dalla stagione buia che sta vivendo e di cui l’alba e’ lontana dallo spuntare. Con le ossa rotte ne esce Tsipras, il premier che nella campagna elettorale di gennaio, culminata con la vittoria alle elezioni, aveva illuso il popolo greco di poter continuare a vivere al di sopra delle sue possibilita’ e con regole dalla “manica larga”.  Cosi’ non e’ stato, i nodi economici sono venuti al pettine e nonostante i suoi disperati tentativi, ha dovuto accettare, per continuare a sopravvivere in Europa e nella zona Euro, il programma con le riforme dettate dal ministro delle finanze tedesco Wolfang Schauble. E non e’ ancora scontato che la Grecia, potrebbero esserci ancora sviluppi o colpi di coda, resti nell’euro o non fallisca!

La tragedia greca e’ stata vissuta pericolosamente nel’ultimo mese tra ultimatum, trattative difficili e rinvii a oltranza con le massime autorita’ finanziarie europee da una parte e Tsipras e Varoufakis dall’altra. Da un lato i falchi, tanti, e dall’altra le colombe, poche. I gruppi populisti hanno blaterato accuse a tutti gli organismi autoritari (i cosiddetti falchi) di non rispettare i diritti umani di sussidiarieta’e solidarieta’. Il leghismo estremo di Salvini e lo sfascismo di Grillo, non ci e’ giunta l’eco dei Podemos spagnoli, ma sicuramente si sono uniti al coro, hanno urlato la loro umanita’ a favore dei Greci in quanto era questa l’occasione di gridare “abbasso l’Euro”e “usciamo dall’Europa”.

Dall’altra parte si sono messi in atto gli sforzi  degli europeisti (Schauble e Merkel in primis anche se su posizioni diverse) di non correre il rischio di rompere il giocattolo Euro. Ricordiamo il monito di Mario Draghi, presidente BCE, che con l’uscita della Grecia dall’euro si sarebbe “navigato in acque inesplorate”. Cio nonostante che rispetto alla crisi del 2011 sia stato potenziato il Fondo Salvastati e che lo stesso Supermario abbia, proprio all’inizio di quest’anno varato il quantitative easing, la possibilita’ di acquisto di titoli delle Nazioni in  difficolta’ da parte della BCE.

Alla fine hanno prevalso i falchi perche’ e’ venuta meno la fiducia che la Grecia potesse fare una seria e virtuosa politica di risanamento. Ricordiamo che nel 2010 la nazione ellenica ha avuto la prima sostanziosa trance di aiuti, nel 2012 il suo debito e’ stato ristrutturato ma nell’ultimo quinquennio sono stati fatti minimi correttivi e negli ultimi sei mesi sono stati riassunti nel settore pubblico migliaia di impiegati e promessa la reintegrazione di guarentige varie. Se l’Italia a fine 2011 ha dovuto subire il taglio netto delle pensioni e un’austerita’ asfissiante, perche’ in Grecia si continua ad andare in pensione a 52 anni, gli statali continuano ad essere il 10% della popolazione, con un debito pubblico stellare ed un pil che decresce di 15 punti all’anno? Non e’ sostenibile una situazione del genere, alla luce di queste cifre i falchi non appaiono piu’ volatili rapaci  ma portatori di equita’ e le colombe diventano figure scialbe e pietistiche.

D’altro canto l’Europa dei Ventotto non puo’ continuare ad annaspare e farsi trovare impreparata dinanzi ad ogni evenienza o decisione da prendere. E’ opportuno, anzi necessario che si dia un Direttorio che tenga presente i problemi di tutti e legiferi in modo equo, da non danneggiare alcuno. Che avesse alla fine prevalso la linea guida dei paesi piu’ ricchi (Germania e Paesi Nordici) era nell’aria, anche perche’ costituivano la  maggioranza, ma le stesse Nazioni Potenti , Germania in testa, devono dimostrare di saper guidare e coordinare l’Unione Europea.Un Paese guida di una coalizione e’ leader solo se sa anche prendersi l’onere di sollevare le sorti di quelli piu’ arretrati economicamente.

a cura di Dario Alvino