Home Territorio Intervista ad Anna Falanga, ricercatrice e medico montorese di fama internazionale

Intervista ad Anna Falanga, ricercatrice e medico montorese di fama internazionale

Montorese d’origine, impegnata nel mondo della ricerca, è una delle eccellenze irpine che la nostra testata online ha voluto intervistare per voi lettori. Stiamo parlando della dottoressa Anna Falanga, Presidente in carica di Siset e direttore del Dipartimento di Medicina Trasfusionale e Ematologia del Dipartimento di Oncologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Una ricercatrice di fama internazionale. Nata a Montoro, ha studiato a Napoli, dove ha posto le basi per una brillante carriera nel mondo della medicina e della ricerca.

D. Dr.ssa Falanga ci può raccontare da dove nasce la sua passione per la ricerca?

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R. Quando sono partita da Napoli, nel 1980, per il dottorato di ricerca presso l’Istituto Mario Negri, pensavo sarei rimasta solo tre anni, per poi rientrare a casa e dedicarmi alla carriera universitaria. Tuttavia, la passione per il mio lavoro mi ha spinto verso nuovi orizzonti: sono stata subito incuriosita dal mondo dell’emostasiho quindi iniziato a studiare le diverse e possibili correlazioni tra il cancro e la trombosi.

Grazie alla ricerca mi sono sempre confrontata con studiosi di fama internazionale, sia in Italia che all’estero. Proprio all’estero ho affinato e continuato i miei studi, mio marito aveva ottenuto un lavoro come medico negli USA nel campo della nefrologia, lo raggiunsi a Denver, in Colorado. Fare il medico è una scelta e un percorso lungo che implica tanto tempo dedito allo studio e alla ricerca, un esperienza di vita dedicata al prossimo. Dopo qualche anno siamo rientrati in Italia, dove è nata nostra figlia Francesca. Anche lei studia medicina ed è oggi una giovane ricercatrice, come dire: buon sangue non mente.

D. Ci può spiegare meglio la sua scoperta scientifica?

R. La relazione tra cancro e trombosi – ovvero la tendenza del sangue a formare dei coaguli che rischiano di ostruire progressivamente il flusso circolatorio fino a bloccare un’arteria o una vena – è studiata da anni, ed è noto da tempo che anche in assenza di manifestazioni cliniche di trombosi i malati di cancro presentano anomalie dell’emostasi, cioè della coagulazione del sangue, rilevabili con specifiche batterie di esami. In particolare, la presenza di alcuni marcatori permette oggi di definire lo “stato ipercoagulabile”, cioè la tendenza a formare coaguli anomali, che in vari carcinomi è stato più volte associato alla progressione del tumore e a una cattiva prognosi. Secondo questa ricerca partendo dall’osservazione dell’ ipercoagulazione, si può monitorare la valutazione del rischio di carcinoma facendo, così  la diagnosi e la prognosi del tumore. Una ricerca finanziata dall’ AIRC con un milione di euro all’anno per cinque anni allo scopo di: riuscire a mettere a punto un semplice esame del sangue che sia in grado di predire l’eventualità di un cancro e individuare gruppi di persone a più alto rischio per anticipare la diagnosi, raccogliendo anche utili indicazioni sulla prognosi stessa.  Una ricerca questa che potrebbe puntare molto sulla prevenzione delle malattie oncologiche.

D. Ad attestare il valore di questa ricerca, oltre all’Airc arriva per lei un premio importante, ci vuole raccontare di cosa si tratta?


R. Si è vero, anche io non me lo aspettavo, nel 2009 mi è stato attribuito un premio dall’Investigator Ricognition Award nell’ambito della 14esima edizione dei BACH – Biennial Awards for Contributions to Hemostasis -, consegnato a Boston in occasione del XXIII Congresso della International Society on Thrombosis and Hemostasis(ISTH). E’ stata per me una grande attestazione ai sacrifici di una vita dedicata per la ricerca.

D. La ricerca in Italia: cosa non funziona?

R. In Italia un ricercatore è costretto a svolgere più lavori per sopravvivere, bisognerebbe dedicare molti più finanziamenti ai gruppi di ricerca, così come è previsto all’estero.

D. Uno sguardo rivolto alla sua neo città di origine, Montoro. Ultimamente si sentono molti malcontenti relativi all’inquinamento della solofrana, secondo lei un registro dei Tumori Inciderebbe molto sul monitoraggio delle malattie oncologiche in questa zona?

R. Si, il registro dei tumori è fondamentale, aiuterebbe i ricercatori a capire e monitorare i dati e il sommerso, sarebbe un monito per la prevenzione, si potrebbe incidere molto su questa piaga sanitaria”.

D. Trova cambiata la sua città d’origine?

R. Ritorno molto volentieri a Montoro, ci sono legata affettivamente, qui mi sento a casa e riesco a staccare un pò la spina dal quotidiano. Vorrei tanto che questa città si sviluppasse in tutti i settori, guardando molto ai giovani, credo sia una città che possa offrire molte “menti” e professionalità, anche nel campo della ricerca.

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Dott. Anna Falanga