Home Territorio In visita all’acquedotto di Serino, che serve Napoli e dintorni

In visita all’acquedotto di Serino, che serve Napoli e dintorni

Il FAI (Fondo Ambiente Italiano)e’ una fondazione che permette di visitare periodicamente luoghi di interesse storico e paesaggistico, spesso sconosciuti alla cittadinanza. E nell’ultimo week end, tra i vari siti aperti, c’e’ stata l’occasione di constatare l’utilita’ ed il funzionamento dell’Acquedotto di Serino, da cui nasce quella condotta lunga 140 km. che trasporta acqua dalle falde del Terminio a Napoli, spingendosi alle zone alte di Vomero e Camaldoli e allungandosi alla zona flegrea, fino a Cuma e Capo Miseno.

Fino a tre anni fa tale struttura era off limits ma grazie al Fai ora e’ consentito accedervi due giornate all’anno, in primavera e in autunno. Complice la bella giornata primaverile un nutrito gruppo di visitatori, irpini e non, fanno potuto visitare la struttura, sotto la sorveglianza del personale e con la guida degli studenti del Liceo De Caprariis di Atripalda in veste di Ciceroni.

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L’Acquedotto di Serino, detto Augusteo, prende il nome dall’imperatore romano che lo fece costruire con lo scopo di servire le principali citta’ campane ed in particolare Napoli e la zona flegrea (a Miseno aveva base la flotta del Tirreno); scopi militari quindi ma anche residenziali in quanto la zona a nord di Napoli era sede delle dimore estive dell’aristocrazia dell’Impero Romano. Il tracciato del lungo canalone d’acqua partiva dalle sorgenti Acquara e lungo il fiume Sabato si snodava lambendo i paesi di Cesinali, Aiello e Contrada per ridiscendere alla piana di Montoro, attraversando poi la zona del Sarno raggiungeva Napoli, mantenendosi ad una quota di circa 40 metri sul livello del mare.

A Napoli si snodavano le diramazioni per le colline di Capodimonte e del Vomero; il condotto raggiungeva la piscina Mirabilis, nell’odierno centro di Bacoli, alta 15 metri, lunga mt.70 e larga mt.25 con una capienza di 12.000 metri cubi; un’altra diramazione raggiungeva la Grotta della Dragonara, scavata nel tufo e sita sul promontorio di Miseno.

La visita dell’acquedotto, oltre a far acquisire queste preziose informazioni, ha consentito ai gruppi di scendere al piano inferiore della struttura, ove l’indotto principale dalle sorgenti viene incanalato e smistato l’uno verso il Napoletano e l’altro verso il Beneventano, attraversando le zone di Chianche e Ceppaloni. Quelle mastodontiche arcate in pietra e tufo, che incrociano spesso le strade che noi percorriamo, sono appunto state costruite dai Romani circa duemila anni fa e costituiscono ancora la via maestra dell’oro blu.

Nel sito di Serino e’ stata creata inoltre una centrale idroelettrica che sfrutta la potenza dell’acqua che scende dalla sorgente: trattasi di un impianto interrato e ben manutenuto. In superficie fa bella mostra di se un antico mulino, non piu’ attivo ma in buone condizioni, ora adibito a piano uffici dell’ABC.

La storia recente, risalente al 1885, racconta che i Caracciolo, consci dell’utilita’ dell’oro blu che abbondava nella zona poteva arrecare a Napoli, riconvertirono questa zona, all’epoca paludosa, allestendo l’acquedotto del serinese, oggi gestito appunto dall’ABC (Acquedotto bene Comune), azienda speciale del comune di Napoli.