Home Salute Il Servizio sanitario nazionale è giunto al suo 40esimo anno di vita.

Il Servizio sanitario nazionale è giunto al suo 40esimo anno di vita.

Gli assessori alla Sanità delle Regioni, riuniti in sede tecnica a Roma chiedono ulteriori miliardi subito nel triennio 2019-2021. Rilanciare l’investimento in salute è necessario non solo a sostenere il SSN ma in quanto volano della ripresa economica.

Il Ministro della Salute Grillo, agli inizi di dicembre 2018, dopo aver bruscamente determinato l’azzeramento del Consiglio Superiore di Sanità, suo organo di consultazione( che era stato nominato solo un anno prima) per dare“ un segnale di discontinuità rispetto al passato e dare spazio al nuovo”, il 5 Febbraio ha nominato i nuovi 30 membri “non di diritto” firmandone il relativo decreto. Il ministro nell’occasione ha anche affermato che “ ha scelto il top assoluto per esclusivi meriti scientifici e in trasparenza”., aggiungendo che ” il merito deve essere finalmente la bussola che orienta le nomine in questo Paese” e di essere “orgogliosa della scelta”.

Nel settore della sanità, dunque, da parte del governo prosegue lo spoil system, già precedentemente inaugurato e proseguito con la nomina del prof Brusaferro a Commissario dell’ Istituto Superiore di Sanità, con l’incarico di traghettare, l’importante organismo oltre l’arco temporale stretto di quattro mesi, e molto probabilmente, predestinato, come era avvenuto per il suo predecessore prof. Ricciardi, alla nomina alla presidenza dell’Istituto.

L’azione del responsabile nazionale della Salute, proseguirà probabilmente in questa direzione, come si rileva dalle annunciate nomine di nuovi Commissari alla Sanità in alcune Regioni (in sostituzione di De Luca e Zingaretti), invocando l’incompatibilità della Carica di Presidente della Regione con l’incarico di Commissario alla Sanità. Qualche commentatore ha sottolineato che, in questi mesi, “ la Grillo ha dimostrato una certa attitudine a far saltare teste, e non si vede perché non possa continuare a farlo”.

E tutto questo accade in un momento in cui le aspettative del mondo della sanità e dei cittadini, con l’approvazione definitiva della Manovra 2019, restano pressoché disattese .
Sul fronte sanità, la “manovra approvata” in questi giorni, prevede solo una misura organizzativa di rilievo, come l’abolizione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, per far fronte in futuro al fabbisogno di medici specializzati, personale infermieristico e sociosanitario, e non prevede alcun incremento alla spesa sanitaria, già indicata per 2017, all’incirca a 114,1 mld, ed oggi confermata dall’ultimo rapporto sul monitoraggio sulla spesa sanitaria italiana, pubblicato recentemente a cura della Ragioneria dello Stato per il 2017, che ne ha quantificato anche la crescita a 1,6 mld rispetto all’anno precedente.

La ragioneria dello Stato ha avuto modo anche di rilevare: che è cresciuto per il 2017 anche il disavanzo della Regioni, che la spesa privata è a quota 30,5 mld, che a contribuire all’aumento della spesa è principalmente la farmaceutica ospedaliera e gli acquisti di beni e servizi, mentre è stabile, invece, la spesa per il personale sanitario e che quindi la carenza di personale è destinata a continuare.

Allo stato si può dire che la Sanità, per tutte le altre problematiche poste sul tappeto, è stata del tutto dimenticata nella Manovra del Governo da poco approvata e che non c’è speranza alcuna di nuovi fondi per la Sanità.
Ma tutto ciò non è una novità. Lo spoil system in sanità perpetuato a tutti i livelli in questi anni, alla fine riassume anche la storia decennale dei commissariamenti: tradottisi in tagli ai servizi, tasse per i cittadini e bagarre continue tra i Ministri e i presidenti-commissari e tra i presidenti e i commissari a loro sgraditi. Il tutto senza che si sia centrato il vero obiettivo: il miglioramento, dov’era urgente provvedere, dell’assistenza sanitaria ospedaliera e delle cure.

Orbene, alla luce dei risultati della Manovra definitivamente approvata, che prevede per la Sanità 114, 4 miliardi nel 2019, si può affermare che si è ben lontani dal rilancio Servizio sanitario nazionale, quale infrastruttura sociale, che invece era stato promesso dal Governo dei Cinque Stelle al punto 5 del contratto di Governo. Il 2019 per la Sanità sarà un anno veramente difficile. Il governo in carica sembra che non se ne avveda

Nell’ultimo rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria italiana la Ragioneria dello Stato complessivamente rileva che la “performance del nostro SSN si colloca tra i primi posti nel contesto europeo e mondiale, per la qualità delle prestazioni, per l’equità e l’universalità di accesso alle cura”. “Tuttavia per mantenere gli standard qualitativi raggiunti si rende necessario proseguire nell’azione di consolidamento e rafforzamento delle attività di monitoraggio dei costi e della qualità delle prestazioni erogate nelle diverse articolazioni territoriali del SSN”

Non tutte le Regioni italiane sono in grado, allo stato dei fatti e per una serie di ragioni, garantire i migliori standard quantitativi raggiunti e via via raggiungibili, tant’è che le 16 regioni italiane occupano un posto diverso nella inevitabile relativa graduatoria che si è determinata.

Una cosa è certa, la sanità della Campania non sta bene, ed è tra le peggiori d’Italia. Esistono problemi di vario tipo, alla base di quanto accade; anche fattori naturali come l’invecchiamento della popolazione e i suoi effetti ineludibili. Ma ogni anno vi sono progressi e risultati positivi di rilievo. Ed esistono, a detta di esperti dello Stato, margini di efficientamento e di razionalizzazione del sistema che possono essere attivati per far fronte a tali effetti, senza compromettere la qualità e universalità dei servizi erogati.

Molto dipende dal Governo Centrale, dalle Regioni, ma anche dalla politica e dai cittadini chiamati a reggere le Istituzioni. Nell’Accordo tra Governo e Regioni sulla manovra 2019 in tema di Sanità, è prevista la sottoscrizione, entro il prossimo 31/03/2019, del Patto per la Salute 2019/2021. Le Regioni il 13 febbraio scorso riunite a Roma hanno chiesto che la Sanità sia messa al centro delle azioni e dell’agenda del Governo e che, a partire dal nuovo patto per la Salute, il livello di finanziamento del SSN sia “in misura coerente ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che si intendono garantire alla popolazione.”

Le Regioni per dirla in breve hanno ribadito che il SSN è sottofinanziato e chiedono un incremento significativo delle risorse a disposizione per il triennio 2019- 2021 oltre a quanto già stanziato in bilancio. Come andrà a finire? La politica sarà in grado di dare una risposta?

A cura di Antonio Battista