Home Attualità Il progresso tecnologico, ci ha resi sapientoni o troppo presuntuosi?

Il progresso tecnologico, ci ha resi sapientoni o troppo presuntuosi?

La cultura del “tutti sanno tutto”!

La tecnologia dei mezzi di comunicazione di massa nel XXI secolo permettono di metterci in comunicazione col resto del mondo ormai in tempo reale. Tutto ciò che si scrive, si pensa: opinioni, informazioni, notizie, curiosità, sono a portata di click.

La cultura stessa, un tempo nicchia per pochi, è oggi accessibile a tutti. Soprattutto la nascita dei social network, delle enciclopedie online (Wikipedia, etc.) ha permesso in pochissimi anni un espandersi smisurato delle conoscenze e delle informazioni, come mai era avvenuto in tutti i secoli precedenti!

Il benessere, soprattutto nel mondo ultra civilizzato, ha fatto sì che quasi la totalità delle persone abbia potuto avere accesso a qualsiasi percorso di studio senza apparenti distinzioni economiche, sociali e razziali.

Il progresso tech ha agevolato la crescita culturale degli uomini?

Sicuramente, negli anni, il tasso di cultura della popolazione si è elevato se paragonato alla metà del XX secolo. Ma di che cultura parliamo?

Nel II secolo d. C. Roma era al massimo del suo splendore, sia in termini geografici che in termini socio – economici, aveva raggiunto il suo apice. Anche la popolazione rurale stava cominciando a beneficiare dei progressi in campo economico e della stabilità politica. La cultura stessa, favorita dall’ascesa all’impero di numerosi imperatori colti e filosofi (su tutti Adriano e Marco Aurelio), aveva per quei tempi toccato livelli elevati nel campo dell’istruzione.

Alcuni storici dei secoli successivi ( tra cui Ammiano Marcellino) affermarono che mai prima di allora nell’impero erano sorti così tanti circoli culturali e filosofici. Tutti sapevano tutto! Ognuno poteva vantarsi di saper comporre poesie, scrivere poemi,  essere esperti d’arte. Lo stesso imperatore Adriano  si gloriava di essere un ottimo pittore (in realtà le sue opere erano molto mediocri, a detta degli esperti del tempo). Eppure, nonostante tutta questa apparente crescita culturale, l’unica vera grande opera composta in tutto il II secolo risultò essere soltanto Le Metamorfosi  o L’asino d’oro di Apuleio. Nulla se confrontato con i grandi poeti e prosatori del secolo precedente.

Oggi sta accadendo l’identica cosa, com’è possibile?

Proprio la grande crescita economica, unità alla possibilità di poter usufruire delle conoscenze ormai, da casa, usando un semplice pc, dello scibile umano, messo in rete, ha dato la possibilità a chiunque di poter scrivere, comporre, commentare, criticare.  Tutti parlano di tutto!

L’abbattimento dei costi dell’editoria (fino a qualche decennio fa, fare delle pubblicazioni era molto costoso. Oggi una semplice stampante e  dei siti appositi permettono con pochissime spese una  pubblicazione) ha fatto sì che il numero dei libri stampati e di chi scrive sia cresciuto in termini smisurati. Certamente a fronte della quantità, la qualità quasi sempre lascia a desiderare.  Una gran parte di ciò che si scrive o si pubblica, soprattutto se rivolto alla generalità del pubblico, è priva di qualsiasi valore letterario e di contenuti.

Oggi ci troviamo nell’identica situazione dell’impero Romano nel II secolo d.C. Tutti parlano di cultura, arte, scienze, etc. senza averne le competenze, che soltanto attraverso lunghi studi si possono ottenere. Un medico oggi si sente in diritto di parlare di arte, un avvocato di ingegneria, la gente comune addirittura si sostituisce nelle diagnosi e prognosi ai medici stessi, soltanto perché ha letto articoli su internet attinenti ad un dato campo della scienza, etc.

Se oggi tutti ci sentiamo in diritto di poter parlare di tutto, l’esperto vero sembra perdere il suo ruolo di guida e la conoscenza resa banale e superficiale. Si vive una crisi culturale in una realtà troppo frammentaria riguardo a idee e valori.

Cultura dovrebbe significare promozione attiva della vita umana in quanto vita e convivenza civile; cultura come totalità delle qualità mentali. Ed ecco farsi forte la necessità di riscoprire l’importanza dell’apprendimento e l’acquisizione di quelle competenze che possano scardinare l’ignoranza e la supponenza ed educare l’uomo e il cittadino per una società migliore.

a cura di Marco Vitale