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Il crollo di Berlusconi

È evidente che la parabola, politica ed imprenditoriale, di Berlusconi stia volgendo alla sua naturale conclusione: dopo l’esclusione dal Senato, per effetto dell’applicazione della Legge Severino, il Cavaliere ha, di fatto, perso la centralità – avuta per venti anni – all’interno del Centro-Destra, per cui finanche Fitto, che è meramente un leader regionale, ha potuto pubblicamente contestare la leadership nazionale di chi, invece, per due decenni, è stato sostenuto aprioristicamente dai ceti sociali moderati e conservatori del nostro Paese.

La conclusione, peraltro infausta del suo impegno politico, coincide con la rimodulazione degli interessi della famiglia, per cui, a breve, la vendita del Milan, in parte o in toto, segnerà un altro momento storico importante, visto che, negli ultimi trent’anni, Berlusconi è stato quello che, invero, ha condizionato le sorti del calcio più di qualsiasi altro imprenditore europeo, portando la sua società a successi, che difficilmente potranno essere uguagliati, in un analogo arco temporale, da chi, in futuro, gli succederà alla presidenza del club calcistico più titolato d’Italia.
Finanche, Mediaset conoscerà dei cambiamenti rilevanti nei prossimi mesi, per cui si prevede che ci sarà l’ingresso di nuovi soci, che acquisteranno quote azionarie, oggi, in possesso della famiglia del Cavaliere.
Di fatto, cesserà così una pagina fondamentale del capitalismo italiano, quella che ha visto, per più di un secolo, protagonisti alcuni clan familiari del Nord ed inizierà, finalmente, una nuova fase storica, caratterizzata dalla presenza decisiva dei capitali stranieri, che – ormai – già segnano la vicenda odierna della finanza padano-meneghina.
Con il tramonto di Berlusconi e del berlusconismo, dunque, si chiude un capitolo lunghissimo della storia del nostro Paese, caratterizzata da indubbi successi, ma anche da eventi disastrosi, che hanno avviato, molto rapidamente, il tracollo del Cavaliere.  Infatti, se egli è stato il più noto imprenditore italiano, sin dagli anni Ottanta, e se a lui si deve la creazione della televisione privata, è pure vero che ha sporcato la propria immagine di leader vincente con gli scandali, di cui è rimasto vittima, che ne hanno offuscato brillantezza e lucidità di ragionamento.  Molto probabilmente, se non fosse stato raggiunto dagli addebiti, che hanno promosso contro di lui le Procure italiane nell’arco degli ultimi venti anni, la sua longevità, istituzionale ed imprenditoriale, avrebbe potuto protrarsi e, quindi, ancora tuttora, egli sarebbe uno dei primissimi attori della vicenda pubblica italiana.  Purtroppo, gli eventi storici hanno assunto una piega ben diversa da quella che immaginava, visto che, all’indomani del larghissimo successo elettorale del 2008, ipotizzava di poter riformare lo Stato e di poter chiudere la sua carriera, venendo eletto alla suprema carica del nostro Stato.  Quando volge a termine una lunga fase storica, è sempre difficile tracciare dei bilanci, che siano concretamente rispondenti al dato effettuale.
Certo è che il berlusconismo non scompare con l’eclissi del Cavaliere e, purtroppo, la nuova Sinistra renziana dimostra, a volte, di aver subito gli effetti nefasti di quella cultura molto più di quanto non lo faccia la stessa Destra, che, invece, è alla ricerca di un modello – politico, organizzativo ed istituzionale – ben diverso, essendo cosciente che le mode, dopoché hanno esaurito la loro portata innovatrice, tendono a produrre effetti boomerang, che è sempre saggio ed utile non sollecitare.
Infine, augurando all’uomo Berlusconi una lunga e felicissima pensione, non possiamo non esternare il nostro pubblico disappunto per i danni, morali e culturali, che egli inevitabilmente ha prodotto, finanche a carico di chi dovrebbe (o avrebbe dovuto) essere anni luce lontano dal suo modo di fare, tanto nella vita imprenditoriale, quanto in quella istituzionale.

Rosario Pesce