Il colloquio nella metodologia del servizio sociale

Il colloquio, è uno strumento indispensabile al lavoro sociale, la sua accezione deriva da origine latina “colloqui” composto da “cum” e “loqui” che letteralmente si traduce in “ parlare con ”. Ciò comporta parlare con altri che parlano; se altri parlano, quindi bisogna ascoltare.

 Se, però, chi parla espone un problema ad un altro a cui viene richiesto aiuto per la risoluzione di un problema (relazione professionale di tipo asimmetrico), allora l’ascolto assume una valenza più che particolare, che va oltre il riguardo reciproco, il rispetto dell’altro che parla, della comune conversazione; in tal senso, si connota un saper ascoltare cioè il saper penetrare (quel livello partecipato della relazione), mette nelle condizioni di appropriarsi della concezione di malessere e benessere propria dell’altra persona.

Il colloquio come prassi nel servizio sociale

Il colloquio è una forma di comunicazione di chiara connotazione asimmetrica; esso è condotto dall’assistente sociale con il palese intento (condiviso tra le parti) di raggiungere uno scopo o una molteplicità di scopi (il benessere, la fruibilità dei beni); è utilizzato, altresì, al fine di instaurare, con la persona/utente, una relazione che faciliti la comprensione reciproca dello status quo, permettendo di intravedere altre dinamiche possibili (virtuose), motivando gli attori ad impegnarsi nella realizzazione dei compiti connessi con le soluzioni prospettate (il cambiamento).

L’accoglienza dell’utente nella prassi di servizio sociale

Il colloquio di servizio sociale è uno strumento di lavoro non occasionale che, con degli obiettivi, avviene all’interno di un contesto relazionale; è condotto dall’assistente sociale il quale ha previsto una preparazione e uno svolgimento che ne definiscono la struttura formale. La preparazione del colloquio Per questo momento della pratica della professione, l’assistente sociale si mette sempre in discussione con tutta la sua esperienza, poiché da esso può dipendere l’andamento del colloquio stesso e l’intero processo d’aiuto; la preparazione va, pertanto curata con particolare attenzione.

Tutti concordano quanto sia importante per l’assistente sociale il primo colloquio; con l’avvio di tale intervento, egli poggerà le fondamenta per l’edificazione del processo d’aiuto. Come già anticipato nei capitoli trattati, è uno strumento che va programmato con la giusta cura in tutti i suoi particolari; con esso il professionista, grazie ad un’adeguata osservazione e l’uso delle tecniche descritte nel capitolo precedente, avrà la possibilità di:  cogliere le motivazioni che hanno indotto la:

persona/utente a rivolgersi al servizio per chiedere aiuto; chiarire gli scopi (la reale volontà al cambiamento)
dell’utente e il ruolo dell’assistente sociale e del servizio; creare quella condizione di fiducia per avviare il processo d’aiuto, eliminando i timori dell’utente.

L’assistente sociale opera costantemente  tenendo al centro del suo intervento la vita della persona con tutte le sue dinamiche di relazione. La persona, pertanto, sia essa da sola, in gruppo o, ancora, nella comunità, quando si trova in una situazione di disagio, problematicità e devianza è l’oggetto di interesse ed intervento del servizio sociale.