I sondaggi accordano ampia fiducia a Mario Draghi

Una carrellata tra i sondaggi elettorali, risultati non tutti concordi.

Mario Draghi piace agli Italiani per il 68% in quanto lo ritengono “persona seria ed affidabile”; mentre per il 25% è “una persona fredda e distaccata”, ed il 7% non si è espresso.

Ma la nomina dell’ex banchiere centrale, avvenuta con un plebiscito (536 si  e 56 no alla Camera; 262 si e 42 no al Senato) ha comportato reazioni diverse nei partiti politici. Vi è travaglio nei Cinquesetelle con pericolo di scissione, dal momento che una quarantina, tra deputati e sanatori, che hanno espresso voto contrario al governo saranno espulsi dal Movimento; i più accaniti , tra cui Di Battista, Lezzi ed altri pretendevano si facesse un’altra votazione sulla piattaforma in quanto, a loro dire, il quesito sarebbe stato posto male ed il ministro della Transizione ecologica non comprendeva quello dell’Ambiente, ma i governisti, Crimi e Grillo in testa, sono stati  coerenti nel confermare la parola data a Draghi.

Non si sa se sarà costituito un gruppo dei dissidenti fuoriusciti o addirittura un nuovo partito, certo è che il Movimento ne esce indebolito e solo l’investitura a leadership di Giuseppe Conte potrebbe risollevarlo. Mentre il varo del governo di unità nazionale porta bene al centro destra, in quanto guadagnano nei sondaggi sia Forza Italia che arriva al 7%, sia la Lega che ottiene il 24,5% di preferenze; da valutare l’effetto per Fratelli d’Italia che, dopo un primo giudizio negativo da parte degli ex di Alleanza Nazionale, dovrà verificare il favore che riscontrerà presso i suoi fedelissimi elettori, quei “patrioti” convinti assertori del sovranismo italiano. Per ora il partito di Giorgia Meloni si attesta al 16,8% giungendo ameno di tre punti percentuali dal PD, che è al 19,7%.

Ma se il giudizio è lusinghiero per il personaggio Draghi, per la sua competenza e serietà, meno entusiaste sono le reazioni verso la componente governativa dallo stesso allestita, approvata solo dal 47,9%; al punto che molti degli intervistati (55%) auspica che molte delle decisioni  più importanti siano prese direttamente da Mario Draghi e dai ministri tecnici, mentre il 20% pensa che debbano prevalere i politici.

Quanto alle reazioni dei politici conseguenti al discorso programmatico di Draghi, molto positivo è il giudizio di Matteo Renzi che lo appoggia incondizionatamente, “dimenticando” che il banchiere abbia tralasciato il Mes e la legge sulla prescrizione, cavalli imprescindibili del leader di Italia Viva appena un mese fa.

Anche Matteo Salvini appare folgorato dalla scia di Supermario, avendo egli adottato una svolta europeista: sarà stato rabbonito dal moderato Giorgetti fresco di nomina al Ministero dello Sviluppo Economico e dalla frangia degli industriali del Nord che scalpita per tornare a produrre capitalizzare parte di quei 209 miliardi messi a disposizione dall’UE.

Molte delle critiche rivolte a Draghi scaturiscono dall’aver “resuscitato” ministri che “sanno di vecchio”, quali Gelmini, Brunetta e la new entry Mara Carfagna, che fanno parte del dejavu’ berlusconiano e non godono della fiducia cieca ed illimitata del popolo italiano.

Ma diciamo pure che l’ex banchiere centrale è stato chiamato dal saggio Mattarella dopo il fallimento di un doppio tentativo esplorativo, in quanto erano affiorate incompatibiltà e ripicche politiche, nonché scarso senso di responsabilità che il momento storico richiedeva.

Draghi in poco tempo è riuscito ad allestire un squadra di unità nazionale che tiene conto delle aspettative delle formazioni politiche e promette di ben operare con le competenze dei tecnici acquisiti.

Ora la squadra c’è e dovrà affrontare le grandi sfide, campagna vaccinale e recovery plan in primis, e poi tutte le riforme sociali ed istituzionali non più procrastinabili. Sempre che le forze politiche accolgano quell’appello all’unità nazionale che Draghi ha richiesto nel discorso programmatico.