Home Salute Gli Italiani hanno una struttura ossea fragile, 230.000 fratture all’anno

Gli Italiani hanno una struttura ossea fragile, 230.000 fratture all’anno

L’italia un paese dalla struttura debole, quantomeno quella ossea.
E’ quanto emerso durante il 100° Congresso della Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot) in corso a Roma. In Italia annualmente si registrano oltre 230.000 fratture da fragilità molte delle quali provocano disabilità di diversa natura clinica, perdita di autonomia e un aumento del rischio di mortalità. Una tendenza che secondo uno studio potrà migliorare solo cambiando le proprie abitudini alimentari e con uno stile di vita sano si dalla tenera età, accompagnate da una prevenzione secondaria e terziaria si potrà fermare questa tendenza.

Osteoporosi senile. “La fragilità dell’osso – spiega il professor Umberto Tarantino, presidente del Congresso, primario di Ortopedia e Traumatologia presso il Policlinico di Tor Vergata di Roma – dipende spesso dall’osteoporosi post menopausale e senile che in Italia colpisce una donna su 4 con più di 50 anni e una donna su tre oltre i 60 anni”.  Questa patologia determina un indebolimento progressivo dello scheletro e quindi una ridotta resistenza dell’osso predisponendo a un più alto rischio di frattura che avviene anche per traumi di lieve entità. Le fratture da fragilità correlate ad osteoporosi possono avvenire in qualsiasi segmento scheletrico, ma “le sedi più frequentemente coinvolte – sottolinea Tarantino – sono il femore, le vertebre, il polso, l’omero prossimale, e la caviglia”. da repubblica.it

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Fratture
La regione più soggetta alle fratture è quella del collo del femore, soprattutto a motivo del peso corporeo a cui viene sottoposta. Questo problema si acuisce in particolare nell’età avanzata, a causa della diminuzione della quantità del tessuto osseo e della sua composizione chimica (osteoporosi). Il punto più delicato, in questi frangenti, è proprio il collo del femore (o collo chirurgico, in prossimità del “triangolo di Ward”), le cui fratture aumentano notevolmente negli individui al di sopra dei 70 anni di età e possono essere causate anche da lievissimi traumi, come una semplice caduta. Tra i segni che possono far sospettare una frattura del collo del femore, i più importanti sono il dolore, la disfunzionalità, l’extrarotazione dell’arto (ruotato verso l’esterno) ed il suo accorciamento in confronto all’arto opposto.

Le fratture del femore, in alcune situazioni, esitano in disabilità permanente, in quanto i muscoli della coscia tendono a tirare fuori luogo i frammenti ossei e questi possono riunirsi in posizione errata causando, quindi, la disabilità. Per evitare questo problema, il paziente soggetto a frattura del femore, dovrà essere messo “in trazione”, in modo che i frammenti rimangano allineati nella giusta posizione. Con le moderne procedure mediche, quali l’inserzione chirurgica di tiranti o viti, i traumi da frattura femorale possono essere recuperati completamente, anche se occorrono dai 3 ai 6 mesi affinché l’osso si rimargini del tutto. Generalmente la coscia non viene ingessata, in quanto bastano i fissaggi chirurgici per raddrizzare l’osso e mantenere rigida la frattura mentre si rimargina. Questa procedura può comportare alcuni effetti collaterali, che possono causare il rischio di sepsi intra-articolare, artrite e rigidezza del ginocchio. Le fratture più rare del femore riguardano i trocanteri, i quali possono distaccarsi per un eccessivo sforzo muscolare o sempre in seguito ad una traumatologia

osteoporosi
Con la parola osteoporosi si intende una condizione in cui lo scheletro è soggetto a perdita di massa ossea e resistenza causata da fattori nutrizionali, metabolici o patologici. Lo scheletro è quindi soggetto a un maggiore rischio di fratture patologiche, in seguito alla diminuzione di densità ossea e alle modificazioni della microarchitettura delle ossa.

Generalmente l’osteoporosi viene considerata una patologia a carico delle ossa, ma secondo alcuni si tratterebbe di un processo parafisiologico nel soggetto anziano, la cui presenza predispone comunque a un maggior sviluppo di fratture patologiche, una conseguente diminuzione della qualità e della speranza di vita e di complicanze dovute alle fratture, se non adeguatamente trattata. Poiché viene considerata troppo facilmente malattia (e non causa della vera malattia o espressione manifesta di osteoporosi, ovvero la frattura da fragilità), il British Medical Journal l’ha inclusa in un elenco di “non-malattie” (International Classification of Non-Diseases)

Le terapie. Oggi si parla sempre più di multidisciplinarietà – continua Tarantino – come strumento per migliorare l’assistenza verso il paziente anziano affetto da molte comorbilità e ridurre le complicanze. La Fracture Liaison Service, nasce proprio come un sistema organizzativo di prevenzione terziaria, per i soggetti già fratturati, che vede partecipare molti medici specialisti, ma anche figure infermieristiche dedicate alla fragilità, che seguono il paziente dal momento del ricovero sin dopo la dimissione;  questo modello ha come effetto quello di indirizzare il paziente verso un protocollo diagnostico terapeutico per ridurre il rischio di rifrattura. In questo contesto il nursing oggi rappresenta una risorsa preziosissima per le strutture ospedaliere, in quanto consente di fornire una continuità di trattamento del paziente dall’ospedale al domicilio in perfetto sostegno dell’attività del medico di base. Repubblica.it