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Giorno della Memoria, per non dimenticare la Shoah

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Shoah – Il settantunesimo anniversario dell’apertura del campo di concentramento di Auschwitz rappresenta un’utile occasione per una riflessione sulla condizione odierna del nostro continente, dove l’ombra sciagurata del razzismo e della xenofobia non è mai, purtroppo, scomparsa.

Infatti, nel corso di questi decenni, i gruppi neo-nazisti, in particolare dopo la caduta del Muro di Berlino e la nascita della nuova Europa, hanno iniziato a diffondere – di nuovo – la loro triste propaganda, visto che l’introduzione dell’euro e la povertà, che ne è conseguita, hanno creato un diffuso stato di disagio, che costituisce la condizione ideale per la crescita di movimenti siffatti, che speculano sull’ignoranza e sulla situazione di assoluta indigenza di gruppi cospicui di individui, ai quali viene additato come nemico di turno l’Ebreo o il Musulmano o lo straniero, all’unico scopo di fomentare un odio, che poi può portare a drammi, come quelli che abbiamo vissuto negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

D’altronde, le condizioni sociali, che assimilano i due distinti momenti storici, sono analoghe: il Nazismo nasce come reazione alla crisi del 1929 e come strumento di rivalsa nazionalista di un popolo – quello tedesco – che era stato, pesantemente, mortificato dalla sconfitta in occasione della Prima Guerra Mondiale e dai conseguenti Trattati di Pace di Parigi, che vennero siglati dopo la conclusione della Grande Guerra.

L’instabilità politica, poi, della Repubblica di Weimar fu il fattore, che contribuì, in modo decisivo, all’ascesa dei Nazisti, nel solco di quanto era già avvenuto in Italia, un decennio prima, con la salita al potere dei Fascisti, che avevano approfittato dell’inconcludenza dei partiti democratici e della crisi, che il nostro Paese viveva a causa degli ingenti costi di guerra sopportati, a fronte di una vittoria, che non era stata ricompensata, come poteva – auspicabilmente – essere.

Oggi, purtroppo, tali elementi tornano, quasi in modo pedissequo: la crisi finanziaria e produttiva è sotto gli occhi di tutti, per cui è facile gioco, per la propaganda dei partiti di estrema Destra, addossarne la colpa ai burocrati di Bruxelles ed alle politiche dell’UE, che – obiettivamente – non possiamo negare che – nel corso dell’ultimo decennio – hanno dato la priorità ad istanze di natura economicistica, piuttosto che mettere al vertice delle loro aspettative la liberazione dallo stato di bisogno di milioni di nostri concittadini, che, in tutto il continente, vivono ormai prossimi all’indigenza.

Inoltre, la paura dello straniero è nei fatti: lo scoppio dell’odio religioso fra Musulmani e Cristiani, a causa delle note vicende militari, che hanno riguardato una fetta rilevante del mondo arabo, rappresenta una pre-condizione essenziale per chi inneggia a politiche improntate alla violenza – verbale e fisica – contro chi ha un colore diverso della pelle o, come in questo caso, crede in un Dio, che immagina in competizione con quello – pur monoteista – dell’altra tradizione religiosa.

Infine, l’inconcludenza del sistema istituzionale. La democrazia italiana, così come quella dei Paesi del Mediterraneo, sta dimostrando a pieno i suoi limiti, dal momento che non riesce – spesso – a contemperare entrambe le esigenze di un moderno sistema politico: quelle della rappresentanza e della governabilità, per cui, molto spesso, gli Esecutivi nascono e sopravvivono pochi mesi e non sono, inoltre, nelle condizioni di assicurare ai loro governati le premesse, almeno minime, di una riforma tesa a migliorare il tenore di vita di chi è, ormai, vicinissimo alla povertà più nera.

Mutandis mutatis, purtroppo, la storia ripresenta condizioni analoghe, che non possono inquietare chi, essendo un autentico democratico, teme che la situazione odierna del vecchio continente possa degenerare verso conclusioni, che abbiamo già conosciuto negli anni Trenta del Novecento, quando la propaganda nazista – in Germania, come in altre nazioni europee – fece rapidamente moltissimi proseliti, approfittando appunto del disagio oggettivo, che regnava a seguito della crisi più importante del capitalismo finanziario del XX secolo.

I dati elettorali della Grecia sono un’utile cartina di tornasole: il successo di Tsipras è stato, in parte, offuscato dal risultato dei neo-nazisti di Alba Dorata, che sono divenuti il terzo partito greco, nonostante i loro leaders siano tutti in carcere per reati contro la persona, violenze ed omicidi.
Anche in Italia, movimenti, che simpatizzano con la propaganda dell’estrema Destra europea, sono purtroppo presenti ed hanno un peso elettorale non secondario, se sono attendibili – come crediamo – le rilevazioni statistiche dei sondaggi, finora, effettuati.

Sia la Lega di Salvini, che il partito della Meloni – pur rifiutando, evidentemente, qualsiasi esplicito accostamento con i Neo-nazisti greci o tedeschi – echeggiano temi della propaganda di quegli infausti movimenti, per cui il messaggio, che essi diffondono, può – nel medio e lungo lasso di tempo – generare confusioni pericolosissime, tanto più se chi diventa loro seguace, difetta in potere di analisi e capacità critiche.

È necessario, perciò, che l’Europa non dimentichi il dramma della Shoàh, perché solo la memoria, individuale e collettiva, può divenire un prezioso antidoto contro la rinascita di forme di odio, che possono riportarci al limite dell’implosione.
Negli anni Quaranta, l’intervento decisivo degli Stati Uniti salvò l’Europa Occidentale dal Nazismo e dal Fascismo, così come quello dell’Unione Sovietica liberò la parte orientale del continente dalla presenza delle truppe di Hitler.

Infatti, il Nazismo ed il Fascismo erano, a tal punto, penetrati nel sentimento e nella coscienza di milioni di persone, che solamente la presenza degli Americani poteva dimostrarsi utile nell’eliminare, fisicamente, i vertici dei rispettivi regimi.

Vorremmo, forse, tornare ad un siffatto stato di cose?
Quando un popolo inizia a percorrere un così ripido clinale, è poi difficile riuscire ad invertire il senso di marcia, per cui è opportuno che il rigurgito di razzismo e xenofobia venga arrestato subito, sul nascere, molto prima che esso divenga ingestibile e vada fuori controllo.

I segni di siffatta violenza, nella nostra società, italiana ed europea, purtroppo sono presenti, per cui è necessario intervenire, per eradicare qualsiasi possibile e deprecabile fattore di degenerazione. I partiti politici, per quanto ampiamente delegittimati, i sindacati, i corpi sociali intermedi, il mondo della scuola e dell’università, i centri di formazione, la grande stampa, le istituzioni economiche e finanziarie, le organizzazioni associative, devono – tutti insieme – realizzare un poderoso intervento volto alla sconfitta di un male, che, se dovesse divenire troppo grande, rischierebbe di mettere in serio pericolo le ragioni stesse del consesso sociale e del vivere civile.

Saremo in grado di dispiegare una simile azione?
La qualità, altrimenti, della vita dei nostri figli rischia di essere messa in dubbio, perché l’instaurarsi di un eventuale potere – violento e dittatoriale – minerebbe alla base il senso profondo dell’essere umano, che è, invero, rappresentato dal sentimento della “pietas” e non dalla spietata crudeltà, né dalla cieca forza bruta.