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Funerali Casamonica in un’Italia da farsa

La vicenda dei funerali del capoclan dei Casamonica mette in rilievo le molte criticità di un’Italia, che, a volte, espone il volto peggiore di se stessa.

Non entrando nel merito religioso della vicenda, per cui è compito della Chiesa decidere se va somministrato un rito religioso ad una persona, che avrebbe molto peccato in vita, ci interessa capire come sia stato possibile che, in una strada centralissima della capitale d’Italia, si sia svolto un funerale così sfarzoso, senza che nessuno ne sapesse niente, dal Prefetto al Questore, dal Sindaco al Capo dei Vigili Urbani.
È evidente che, in molte parti del nostro Paese, la criminalità gestisce il territorio, ma è la prima volta che, nella città più importante, essa dimostra di avere una forza simile, per cui è in grado di bloccare la circolazione su un’arteria importante, fa alzare in volo un elicottero per lanciare petali di rose sulla bara e mette in scena uno spettacolo degno di serie fortunate di telefilm, come “I Soprano”.
È stata, questa, la plastica dimostrazione che l’Italia non è, certamente, un Paese “normale”, visto che, in nessun’altra nazione europea, sarebbe stata possibile una tale ostentazione di potere nel corso di un rito funebre di una persona appartenente ad una famiglia molto chiacchierata.
Ma, ormai, il danno è fatto: le immagini sono state riprese dalle televisioni di mezzo mondo, per cui i media continentali e, finanche, quelli d’oltreoceano hanno mostrato il lato peggiore di un’Italia che, nel giro di qualche secolo, è transitata dal melodramma di epoca moderna alla farsa attuale.
È necessario, però, intervenire sia sul piano civile, che su quello religioso, perché cose simili non accadano più: è impensabile, come ha scritto Saviano, che ad un malato terminale, come Welby, non sia stato consentito il funerale, in quanto l’eutanasia è parificata al suicidio nella morale cristiana, e contestualmente nella medesima Chiesa viene dato il permesso, di fatto fra mille silenzi e zone oscure, perché si celebri un funerale paragonabile a quelli della peggiore America degli anni Trenta.
La voglia di ostentazione di un potere prepotente ed arrogante è stata, in questo caso, oltremodo di cattivo gusto, dato che il medesimo rito funebre poteva essere svolto, evitando eccessi dannosi, che espongono l’Italia al pubblico ludibrio internazionale.
Cosa si può fare, adesso, per rimediare al guaio fatto?
Invero, c’è chi ha, già, iniziato a pagare per gli errori compiuti: è stata, infatti, ritirata la licenza di volo all’elicotterista, che si è alzato nei cieli romani senza preavvisare l’autorità competente della missione, che avrebbe dovuto compiere in quel pomeriggio assolato.
Ci sembra, però, che si tratti, al momento, solo di un mero capro espiatorio, visto che le responsabilità sono altrove e, forse, molto più in alto.
Ma, ci interessa sottolineare l’urgenza di una palingenesi per Roma, come per l’intera nazione: non possiamo, come Italiani, essere associati ad immagini consunte di vecchia e nuova criminalità, come se l’Italia, oltre alle varie mafie, non sia stata capace di creare null’altro nel corso degli ultimi decenni.
Un tempo, il nostro brand all’estero era rappresentato dai grandi artisti e letterati, che abbiamo potuto annoverare fra i geni dello spirito italico; ora, sembra che l’immagine retorica della pizza, del mandolino e della lupara sia l’unica in grado di descrivere bene il livello morale di una nazione, che tarda ad identificarsi in modelli prestigiosi ed autorevoli, dato che, come nel caso del famigerato episodio romano dell’altro giorno, finanche nella stessa Chiesa cattolica vanno chiariti alcuni aspetti teologici e dinamiche gerarchiche importanti, se è vero che, mentre il Papa dichiarava solennemente che i mafiosi vanno scomunicati, in quella parrocchia è invece andata in scena – in qualche modo – la celebrazione del crimine in nome del dio danaro.
Orbene, potrà mai salvarsi l’Italia dai suoi mali, che stanno divenendo sempre più ridondanti?
Temiamo evidentemente di no, ma la speranza non può che trascendere il pessimismo della ragione.

Rosario Pesce