Home Attualità Fase 3 ma non per tutti: se il settore privato scalpita, quello...

    Fase 3 ma non per tutti: se il settore privato scalpita, quello pubblico arranca

    Fase 3 covid-19 ma non per tutti: se il settore privato scalpita, quello pubblico arranca
    Foto di Gerd Altmann da Pixabay

    Fase 3 Covid-19, i contagi nel Belpaese sono in costante diminuzione ed in alcune regioni sono azzerati. Continuano a calare anche i morti legati al coronavirus e soprattutto le terapie intensive sono ad oggi occupate da soli 220 pazienti in tutta Italia.

    Da un mese circa sono tornati operativi ristoratori, esercenti commerciali e parrucchieri con le dovute cautele dettate dal decreto Sicurezza emanato il 14 marzo, integrato il 24 aprile ed inserito nel DCPM del 17 maggio. Dal prossimo 15 giugno riapriranno centri benessere, centri termali, centri sociali, sale giochi, sale scommesse, compatibilmente con l’andamento epidemiologico che ogni Regione vagliera’ per suo conto. Riapriranno anche i cinema e ci saranno spettacoli teatrali all’aperto, sempre rispettando le dovute precauzioni.

    adv

    Gia’ dal 3 giugno sono ripresi gli spostamenti interregionali e dal prossimo giorno 15 riprenderanno anche quelli con l’estero nei Paesi dell’Unione Europea. La ripresa generalizzata significa due cose: la prima e’ che la curva epidemiologica e’ in netto calo e la seconda e’ che c’e’ una forte motivazione a tornare alle attivita’ produttive in quanto il lockdown sta gia’ presentando il suo conto economico, molto salato in quanto si registera’ un calo del Pil superiore al 10% per l’anno corrente. Ma se gli industriali hanno dichiarato di voler annulare le ferie di agosto per favorire la ripresa, nel settore pubblico non traspare la stessa motivazione. Le porte di molti uffici pubblici continuano ad essere sbarrate e presidiate da guardie giurate che centellinano gli ingressi degli utenti.

    Fase 3, andamento lento per Scuola e Giustizia

    La scuola riprendera’ il suo ciclo di normalità probabilmente il 14 settembre, in piena fase 3, sperando tuttavia di evitare nuovi focolai di coronavirus. In quella data saranno trascorsi altri tre mesi e confidiamo che per allora il Covid 19 sia stato posto in maniera decisa sotto controllo e che non diventi nuovamente un fattore invalidante per la societa’. Nei tre mesi di lockdown le attivita’ didattiche sono andate avanti grazie alla scoperta (quantomeno in Italia) dello smart working e, visti i disagi denunciati e la disperazione di tanti operatori, dobbiamo desumere che buona parte del corpo insegnante e’ risultata poco avvezza all’uso dei supporti telematici, nonostante il Governo abbia da anni elargito bonus per acquisto di computer e programmi di apprendimento specifici. Pertanto coloro che sono risultati impreparati all’evenienza verificatasi meriterebbero una bella bocciatura! Inoltre apprendiamo della difficolta’ di reperire docenti disposti a partecipare alle commissioni in presenza per gli esami di fine anno; a questo punto il quadro diventa sconcertante. Immaginiamo solo che se nel pieno dell’epidemia medici ed infermieri avessero reagito alla stessa maniera, a quest’ora certamente non staremmo parlando di fase 3, ma probabilmente staremmo ancora contando i morti.

    Anche il settore Giustizia è pronto ad entrare a pieno regime nella Fase 3, anche se oggettivamente ad oggi non appare un fulmine quanto a velocita’; vero e’ che non lo e’ mai stato, dato il ritardo endemico nell’istruzione dei processi che registrano rinvii delle cause civili, con intervalli variabili dai sei mesi ad un anno e anche oltre. All’inizio di giugno sono iniziate le udienze con partecipazione limitata a due parti, con esclusione  di prove testi e conferimenti incarichi a CTU; il tutto con scaglionamento di orari delle sedute e nel rispetto delle oramai arcinote norme di distanziamento e sanificazione.

    adv

    Da qui scaturisce una riflessione: l’aspettativa e’ che  il lungo periodo di assenza di celebrazione delle udienze (con rinvii  a settembre e mesi seguenti) sia servito a smaltire l’arretrato, ad esempio a formulare le sentenze dei giudizi in decisione o a sistemare le procedure amministrative di quelle attive (notifiche, rinvii, ecc.) e nel contempo a far avanzare quelle procedure telematiche che in alcuni uffici sono ancora alla fase iniziale (vedi Giudice di Pace piu’ che Tribunale). Il ritorno alla fase di normalita’, previsto da settembre, in una fase 3 molto avanzata, ci dira’ se la pausa forzata sia stata utilizzata proficuamente, oppure se ai ritardi endemici si aggiungeranno nuovi ingiustficati stop.

    Cassa integrazione e sussidi vanno nella direzione giusta?

    Riguardo al settore aziendale, molte imprese, grandi e piccole stanno usufruendo della cassa integrazione per i propri dipendenti, ed e’ comprensibile che abbiano bisogno di ossigeno per sopravvivere anche e soprattutto con l’inizio della fase 3. Ma sono venuti a galla degli episodi piuttosto spiacevoli, come quello denunciato da Tridico, presidente Inps, di circa duemila aziende che per accedere ai rimborsi stanziati hanno alterato la documentazione con dati mendaci. Anche la richiesta da parte di FCA di circa sei miliardi di indennizzo ci sembra poco opportuna. Per un’azienda che ha sede legale in Olanda ed e’ quindi contributrice di tasse all’estero.

    Inoltre non appare del tutto chiara la procedura adottata da moltissime aziende di usufruire del personale a giorni alterni: se cio’ e’ dovuto alla scarsa committenza di ordinativi trova giustificazione; ma, se viene utilizzata dall’azienda solo per sgravarsi di contribuzioni da scaricare sull’Inps, temiamo che l’ente previdenziale italiano possa andare presto in default, in quanto gia’ gravato da rendite di posizione di vitalizi smisurati e dalla vasta platea di assistiti, dal momento che l’eta’ media della popolazione e’ alta e l’aspettativa di vita va allungandosi. Fatte queste considerazioni, dobbiamo amaramente constatare che il mondo del lavoro in Italia continua a viaggiare a due velocita’; tendenza che Governo e parti sociali dovranno provare ad allineare, nella consapevolezza che cio’ richiede un comportamento virtuoso da parte di tutti, lavoratori e cittadini compresi.