Facebook contro negazionisti e odio razziale. Maggiori controlli sui Social

Facebook controllerà i post per porre un freno all’odio razziale sui suoi social

Facebook contro negazionisti e odio razziale. Maggiori controlli sui Social

Facebook dice basta ai negazionisti e alla diffusione dell’odio sui social. Il social network più utilizzato a livello globale, che conta circa 2 miliardi di utenti, ha deciso di porre un freno ai tanti, troppi contenuti di dubbio gusto, che ogni giorno affollano le bacheca di milioni di persone.

Lo fa, con colpevole ritardo, optando per la repressione di contenuti contro la razza e che promuovano il negazionismo. Post che, nel recente passato, troppo spesso, sono stati lasciati liberi di dilagare sul social, in nome della libertà d’espressione, attirando così, però, numerose critiche.

Negazionisti e odio razziale, Facebook cancellerà in automatico tutti i post.

In particolare, il ban è indirizzato ai post volti a negare o a distorcere la realtà storica (negazionismo) rappresentata dall’orrore nazista e dall’olocausto.

Il cambio di policy di Facebook, come comunicato sul social stesso dal suo presidente ed amministratore delegato, Mark Zuckerberg, deriva dalla consapevolezza che l’odio e la violenza antisemita sono in crescita in tutto il mondo.

Inoltre, per combattere il dilagante fenomeno d’ignoranza, in crescente diffusione soprattutto tra i giovani, in merito alla storia ed all’entità degli orrori della Shoah, la piattaforma linkerà in automatico fonti autorevoli a chiunque effettuerà ricerche sull’argomento; ciò, in attesa che il sistema di rimozione avviato la ripulisca dagli innumerevoli post che, esplicitamente o indirettamente, forniscono un messaggio d’incitamento all’odio, e che troppo spesso attirano in trappola gli sprovveduti.

Negazionisti Usa in costante crescita: Olocausto? Mai esistito!

I negazionisti, grazie soprattutto alla possibilità di confrontare le proprie discutibili idee sui social network, negli ultimi anni si sono inevitabilmente rafforzati. I numeri parlano chiari. Analizzando solo i dati Italiani, dal 2004, lancio di Facebook, ad oggi, 2020, il numero dei negazionisti del bel paese è passato dal 3% al 16% (Lo sostiene il “Rapporto Italia 2020” dell’ Eurispes).

I dati più raccapriccianti tuttavia giungono dagli Stati Uniti, dove si stima che un adulto su quattro dubita, ovvero sottovaluta i numeri delle vittime, o non crede affatto nell’esistenza dell’olocausto. Non sono mancate le critiche da parte di chi sostiene che la stretta di Facebook sia arrivata in ritardo, quando ormai fermare la fitta rete di teorie complottistiche è divenuto impossibile, e che la loro proliferazione sul web sia un processo irreversibile.

FACEBOOK, QUANDO IL PENSIERO LIBERO DIVENTA VIOLENZA.
In effetti, dalla sua fondazione nel 2004, il Social Network ha sempre fatto del diritto alla libera espressione una sua bandiera, tollerando qualsiasi contenuto, per quanto carico d’odio e potenziale propulsore d’agitazioni sociali.

Solo dal 2016, in seguito alle polemiche che hanno investito la piattaforma per il modo in cui era stata utilizzata nelle presidenziali USA, Zuckerberg aveva deciso di dare avvio ad un processo più rigoroso di moderazione e di repressione di fake news ed hate speech.

Nel 2018, lo scoppio dello scandalo di Cambridge Analytica – in cui venne alla luce l’uso strategico, attraverso la tecnica del data mining, per scopi propagandistici da parte della società britannica dei dati personali di milioni di utenti di Facebook, detenuti illecitamente e senza il loro consenso – aveva costretto il CEO di Facebook a scusarsi pubblicamente al Congresso, attribuendo a sé la responsabilità per la violazione della privacy.

Questi eventi avevano già sollevato dubbi etici e criticità sulla gestione dell’immensa mole di informazioni in possesso dei colossi dei Social Network, e sulla difficoltà di un controllo che potesse arginare i fenomeni più deleteri. La mancanza di un reale cambio di passo nel regolamento del social e i tanti buchi neri informativi sulla sua gestione devono far tenere alta l’attenzione sulle imminenti elezioni USA e sugli sviluppi futuri.