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Il cervello umano cambia in base alle stagioni: in estate più concentrati, in autunno più memoria

Così come cambiano le stagioni, allo stesso modo cambia il nostro cervello, quantomeno è quello che sarebbe emerso da una recente ricerca di un gruppo di studiosi Belga. Secondo i dati emersi dallo studio, il nostro preziosissimo “computer” non funzionerebbe sempre allo stesso modo, ma muta nel corso delle 4 stagioni. Non solo cambiamenti di umore quindi, ad ogni stagione può essere associato anche un diverso modo empatico di agire, in estate ad esempio cresce l’attenzione, mentre la memoria a breve termine è più precisa in autunno che in primavera.

Uno studio molto difficile in realtà da dimostrare, sono tante, troppe, le variabili che possono incidere sul comportamento del nostro cervello nel corso dei 12 mesi, tuttavia un gruppo di ricercatori presume di esserci riuscito, monitorando un gruppo di volontari nei diversi periodi stagionali.

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L’esperimento

Lo studio portato avanti da ricercatori Belga e pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas), ha preso in esame un gruppo di 28 volontari, 14 ragazze e 14 ragazzi, con età non superiore ai 25 anni. A coordinare l’esperimento, i due neuroscienziati Gilles Vandewalle e Christelle Meyer. I giovani sono stati sottoposti a diverse prove in diversi mesi dell’anno, chiaramente in stagioni differenti. Ad ogni tornata, singolarmente i partecipanti hanno trascorso 5 giorni chiusi in un laboratorio, escludendoli totalmente dai fattori stagionali esterni, come caldo o freddo. Al termine di questo breve periodo di isolamento, i ricercatori hanno valutato l’attività cerebrale dei volontari sottoponendoli ad una risonanza magnetica durante l’esecuzione di due test(sonori e visivi) mirati a misurare le capacità cognitive. I dati, pubblicati sulla rivista Pnas, rivelano che, eseguendo l’esperimento in stagioni diverse, cambiano le risorse cerebrali utilizzate.

Più concentrati a Giugno, poca memoria a Dicembre

I risultati hanno dimostrato inoltre come il cervello rimanga costante nel corso dell’anno per quanto riguarda le performance, cambiano invece le risorse che l’organo attiva per eseguire i diversi compiti. Le aree dedicate all’attenzione raggiungono il picco massimo nel mese di Giugno, durante il solstizio d’estate, mentre crollano al minimo in prossimità del solstizio di inverno. Le attività cerebrali legate alla memoria a breve termine, invece, raggiungono il picco massimo durante l’autunno, mentre raggiungono il livello minimo all’equinozio di primavera.

Secondo i dati raccolti dai ricercatori, queste oscillazioni non seguono quelle degli ormoni, come ad esempio la melatonina, neppure altri parametri neurofisiologici come il ciclo dormi-veglia, ma sarebbero specifiche per ogni processo cognitivo. Alcune funzioni cerebrali seguirebbero altri ritmi giornalieri e risentirebbero oltremodo delle stagioni più di quanto ipotizzato fino ad oggi. In realtà la ricerca potrebbe avere delle basi solide, basta considerare alcuni eventi nevralgici che accadono con percentuali altissime solo in alcuni periodi dell’anno. La stagionalità influenza tantissimo l’andamento del corpo, che siano salutari o eventi comportamentali. Dai dolori alle ossa autunnali, dai mal di testa invernali, al concepimento che avviene in percentuali altissime nel periodo primaverile ed invernale, esempi del genere potremmo elencarne a decine.

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