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Campania Burning il docu-film sull’Immigrazione.

CAMPANIA BURNING – Presso la sala orchestra del teatro Gesualdo per la Rassegna cinematografica Zia Lidia Social Club e’ stato proiettato il docu-film “Campania Burning” del regista salernitano Andrea D’Ambrosio.Ambientato nella piana del Sele in territorio di Eboli il film ci ha offerto l’occasione di conoscere lo sfruttamento lavorativo degli extracomunitari impegnati da anni in quella zona per le coltivazioni nelle serre. Habitat di tali esseri “invisibili”il ghetto di San Nicola Varco ricavato in una struttura mai completata di mercato ortofrutticolo con uno stanziamento di circa 36 miliardi delle vecchie lire negli anni ottanta.In condizioni igieniche sottozero per la mancanza di elettricita’e di acqua corrente tale sito, costituito da baracche, ha ospitato per anni i colored africani, per lo piu’ marocchini, giunti in Italia con il sogno di lavorare, produrre, guadagnare e condurre una vita migliore.Un sindacalista vero, impegnato attivamente a favore degli immigrati ha accompagnato il regista per un’intera giornata nel ghetto ove sono state riprese sequenze raccapriccianti sulle condizioni di vita degli extracomunitari che dopo un’estenuante giornata di lavoro  trascorsa a raccogliere frutta e pomodori si ritrovano a lavarsi senza acqua corrente e a riposare in baracche fatiscenti in compagnia di ratti e zanzare. Documenti e interviste hanno completato un dossier che ha lasciato esterrefatti gli spettatori consapevoli di esser fortunati ad aver un tetto, degli indumenti e del cibo commestibile a disposizione, mezzi minimi per una vita dignitosa.Dopo alcuni anni di tale andazzo, nel 2009 le Istituzioni si sono accorte dell’esistenza del ghetto ed e’ intervenuta la Polizia che con un bliz frettoloso ed arrogante ha mandato via gli “invisibili”da quel sito, senza pero’ curarsi di sistemarli in un luogo piu’ “umano”, ne’ di rimpatriarli. Il risultato e’ che ancora oggi i migranti stazionano nella piana di Eboli senza adeguata dimora continuando a lavorare in balia del caporalato, per 25 euro al giorno e in condizioni di vita disumane.I migranti partiti dal deserto per cercare fortuna  in Italia, vi hanno trovato peggiori condizioni di vita e una situazione di lassismo dovuto all’assenza delle istituzioni e di indifferenza per assenza di solidarieta’ umana. E pensare che siamo a soli 20 km. dalla capitale delle “luci d’artista”. Luci che animano un’atmosfera di sfarzo e di festa attirando le folle ma che non riescono a far emergere situazioni di degrado umano e materiale in cui versa ancora tanta gente.

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