Home Scienza e Tech Hate speech, contro l’odio ed il razzismo sui social arrivano misure forti

Hate speech, contro l’odio ed il razzismo sui social arrivano misure forti

Ok delle compagnie al codice EU sull'hate speech

Molto prima della nascita e del progresso dei Social network, la rete era popolata da decine di software per la messaggistica istantanea, ovvero programmi dal peso molto ridotto, che installati sul proprio amato personal computer, permettevano di scambiare messaggi istantanei con chiunque nel mondo. Le classiche chat, sono nate negli anni 80, all’inizio solo per uso militare, successivamente, con l’espansione sempre crescente dell’informatica è diventato un protocollo pubblico.

Solo per citare i più famosi, capaci di fare la storia, sono state senza ombra di dubbio IRC (mirc) e MSN Messenger. Il primo potrebbe essere considerato più una sorta di social network primordiale, infatti era possibile scambiarsi messaggi pubblicamente con tutti gli utenti entrando in una sorta di stanza virtuale, il secondo era molto più intimo, tramite account msn-hotmail-live, richiedevi l’aggiunta di un contatto e a seguito di accettazione potevi interagire con lo stesso, scambiando messaggi testuali, audio o visivi. Tutti, ma proprio tutti questi programmi per lo scambio di chiacchiere online, hanno avuto in comune alcuni dei peggiori aspetti in assoluto del mondo di internet: bullismo, odio, razzismo.

Forti dell’anonimato e della protezione di uno schermo, puntualmente si verificavano episodi di violenza gratuita di ogni genere, dal rendere pubbliche conversazioni o foto private, alle minacce, vessazioni, insomma tutto ciò che di peggio riuscite ad immaginare accadeva in quelle chat. Con l’avvento dei social Network 2.0, Facebook e Twitter, la speranza era che questo spiacevole fenomeno andasse scomparendo, se non altro a differenza ad esempio di Irc, su Facebook e Twitter il 90% degli utenti ci mette la faccia, con foto del profilo, nome e cognome. Dunque una valida motivazione per non insultare il prossimo. Invece è accaduto esattamente il contrario, con i nuovi social network, gli utenti 2.0, se ne fregano totalmente e sfogano i propri repressi istinti su tutto e tutti, criticando, insultando chiunque la pensi o sia diverso da loro.

Oramai il social network è diventato un campo di battaglia, ogni occasione è buona per aggredirsi, che sia un partito politico, una religione, una squadra sportiva, un proprio modo di essere, insomma qualsiasi evento è buono per dispensare odio. Purtroppo, e negli ultimi anni accade con troppa frequenza, questo odio verso il prossimo, ha spinto più di un giovane a compiere l’estremo gesto del suicidio. Non solo, sempre più frequente Facebook e Twitter vengono utilizzati per diffondere manie terroristiche di ogni genere e portata, dal mitomane che minaccia il mondo dalla propria cameretta, a gruppi reali di terroristi che ammaliano le menti più deboli.

A tal proposito, per cercare di porre rimedio questo crescente, quanto stupido fenomeno virtuale, l’Europa ha deciso nei giorni scorsi di varare in collaborazione con i più grandi social network sulla piazza un “codice di condottacontro il razzismo e la xenofobia.

Nello specifico, Google, Facebook, Microsoft e Twitter hanno trovato un accordo con l’Unione Europea circa la rivisitazione (o la rimozione, se necessario) di contenuti che incitano all’odio o al terrorismo entro 24 ore. L’idea di porre un freno al fenomeno era sui tavoli di Bruxelles da diverso tempo, tuttavia i recenti eventi terroristici di Parigi hanno accelerato i tempi. Infatti durante e soprattutto dopo gli ultimi attentati, sono nate centinaia di pagine e gruppi su Facebook che propagandavano odio razziale, per non parlare di twitter, dove nelle ore successive agli attentati il caos regnava solenne sotto forma di odio nei confronti di questa o quella religione.

Nessuna censura

In ogni caso, i colossi dell’informatica ci tengono a precisare come la libertà d’espressione degli utenti non sarà assolutamente limitata. la sfida sarà quella di frenare e bloccare quelle persone che si limitano ad usare i social per diffondere odio.

“tutte le condotte che incitino pubblicamente alla violenza o all’odio contro un gruppo di persone o contro un membro di un gruppo, definito dalla razza, dal colore della pelle, dal credo, dalle origini etniche o geografiche”.