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James il cane randagio avvelenato a Manocalzati tra l’ indifferenza dell’uomo

Manocalzati – “Non riuscirò mai a dimenticare le grida di quella povera anima che urlava il suo dolore. Mi hanno telefonata nel pomeriggio ed insieme a mio marito ci siamo precipitati sul posto. Non potevamo credere che nessuno avesse udito o visto tutto ciò…Ci siamo guardati increduli. Impossibile, un paese, che per i suoi abitanti si professa civile e dignitoso, non sia capace di creare una convenzione con una struttura adeguata che si occupi di animali? Ancora più assurdo ed improbabile che nessun cittadino si sia accorto dell’animale straziante sul ciglio della strada e abbia fatto nulla per soccorrerlo, oltretutto proprio alle spalle della piazza centrale dove nel frattempo si operava ad essere il teatrino di una campagna elettorale che in settimana volgerà al termine per poi proclamare chi dovrà difendere poi i loro cittadini, cani randagi compresi.

Sapevamo che oltre che correre con l’auto verso la prima struttura aperta di domenica sera, la vera corsa era quella contro il tempo. Ed è stato proprio il tempo la chiave di tutta questa triste storia. Troppo tempo steso a terra a lottare contro l’INDIFFERENZA dell’essere umano, mentre moriva con ogni probabilità per avvelenamento – dichiara katia Mauriello responsabile Empa Avellino. Ciò che ha colpito tutti, è il fatto che il povero cane, conosciuto in paese con il nome di James, si trovasse in pieno centro abitato nei pressi della scuola media di Manocalzati. Dunque il presunto, quanto probabile avvelenamento dell’animale, sarebbe avvenuto sotto gli occhi di tutti. Ci troviamo dinanzi all’ennesimo gesto di pura criminalità su animali indifesi, in una provincia non nuova purtroppo a tali episodi, sottolinea la volontaria.

“Aspettiamo l’esito dell’autopsia ma sappiamo che sarà un’amara consolazione perché lui non tornerà più su questa terra e non potremmo piu’ donargli l’affetto che ieri sera gli avevo promesso quando ho incrociato i suoi occhi che imploravano aiuto.Ho ancora in mente quella grida di dolore, quasi umane… Forse non le dimenticherò mai… Ho pensato di lasciare questo mondo del volontariato perché il dolore è grande ma non lo farò… In nome di James, e mi auguro che questo povero cane diventi il simbolo di questo paese.Mi auguro inoltre, che presto il comune stipuli una convenzione con un canile, e che riesca a combattere, in maniera seria la piaga del randagismo, noi come volontari siamo pronti a collaborare”- conclude Katia Mauriello.

A cura di Marco Grossi

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