Avellino – Intervista alla Consigliera Comunale del Comune di Avellino Nadia Arace , dirigente del neonato movimento politico “è possibile”.
Consigliera Arace ci spieghi in breve il progetto di “è possibile”.
Possibile nasce per rovesciare il verticismo decisionale a cui questa stagione politica ha piegato le istituzioni e i partiti comprimendo la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese.
Il nostro progetto nasce dalla volontà di restituire al popolo la sua “sovranità” costituzionale attivando quegli strumenti che favoriscono l’orizzontalità. Questo il punto fermo che ci guida sui territori, così come nel partito, di cui il 21 novembre abbiamo celebrato l’apertura della fase fondativa. Al centro le questioni proposte dal basso, intorno tutti quanti vogliono confrontarsi con spirito laico e collaborativo, il fine individuare pratiche innovative che ne descrivano la soluzione. Lavoriamo per essere l’alternativa al partito della nazione, non perchè sia necessario essere “anti” qualcosa per sopravvivere nell’attuale quadro politico, ma per rappresentare il potenziale di cambiamento radicale che attende il Paese.
Il movimento di Pippo Civati confluirà nel tempo nel nuovo soggetto di Sinistra Italiana?
Il percorso che attualmente impegna Possibile vive in una dimensione partitica. Il 21 novembre a Napoli ci siamo dotati di Statuto e abbiamo discusso i primi documenti tematici, molti dei quali elaborati dai Comitati locali, che costituiranno l’ossatura della nostra piattaforma programmatica. Con il Comitato di Avellino abbiamo contribuito alla discussione sulle pratiche di democrazia partecipativa modellizzando l’esperienza avellinese “Più Sinistra è Possibile”. Lavoriamo affinchè ci possa essere una sinistra unitaria, ma tempi, modi e percorsi non sempre sono agevoli. In questo momento Sinistra Italiana è impegnata ad allargare la riflessione dal gruppo parlamentare alla forma partito, mentre Possibile ha scelto di cominciare fuori dalle istituzioni. Continueremo ad impegnarci affinché le nostre strade si incontrino.
Veniamo ai fatti della Città di Avellino. quale è la sua opinione sulla amministrazione Foti?
La scelta che ho fatto, uscendo dal Pd e passando all’opposizione, ha segnato una rottura inevitabile con un’Amministrazione che ha esaurito da tempo le ragioni e le aspirazioni per la quale era stata eletta. Mi rammarica che la città sia scivolata via dal dibattito vero, soffocata dalle beghe interne del Pd per la successione a via Tagliamento. Non c’è una visione unitaria sul futuro di Avellino, per questo non ci sarà una programmazione coerente e di sistema. Basta osservare l’ordinario, le ultime discussioni consiliari ci consegnano un quadro desolante: sul futuro dell’ex Gil non c’è alcuna proposta di gestione a 15 giorni dalla sua messa in funzione, pena la restituzione del bene alla Regione; preoccupano molto le ombre grevi sullo stato di salute delle casse dell’Ente, con il nodo Assoservizi ancora da sciogliere; resta aperto in tutta la sua drammaticità il tema del disagio abitativo e la mancata contrattualizzazione dei legittimi assegnatari e potrei ancora continuare. Di fronte al fallimento di questa Amministrazione credo sia giusto restituire la parola ai cittadini. Tuttavia nè il sindaco ha l’autonomia per mettere fine a questa esperienza, nè dissidenti e malpancisti che se non sognano la fascia tricolore domani, sognano uno scrannetto oggi.
Se in primavera si andasse al voto anticipo, lei con il suo movimento farebbe accordi con il Pd? o correreste da soli?
Il nostro impegno non si misura sugli accordi tattici, semplicemente perchè non ci appassiona la corsa a vincere purché sia. Lavoreremo ad un progetto di qualità, di rottura e di cambiamento, costruendolo in maniera trasparente con un patto con la città. Noi siamo usciti dal Pd perchè non condividevamo la deriva autoritaria e liberista, impegnandoci a costruire un’alternativa nazionale e popolare al partito di Verdini e Renzi. Sappiamo bene che a Roma come ad Avellino chi è la ragione del fallimento, non può esserne anche la cura.
A cura di Marco Grossi