Home Territorio Agricoltura, il comparto nocciola rischia di ridimensionarsi in Irpinia

Agricoltura, il comparto nocciola rischia di ridimensionarsi in Irpinia

L’Italia rappresenta il 12% della produzione mondiale di nocciole contro il 70% della Turchia. Ma il prodotto italiano ha dalla sua la qualita’ e dispone di un’area di 70.000 mila ettari vocati alla produzione di tale frutto; area che aveva la possibilita’ di ampliarsi alla luce dei programmi diramati dalla Ferrero nella scorsa primavera.

Ma veniamo alle nostre zone: in ambito nazionale la Campania ha un ruolo importante in quanto produce 381.674 tonnellate su una superfice di 21.144 ettari; l’Irpinia ha una produzione di 145mila tonnellate su 8.300 ettari di superfice utile. Queste cifre testimoniano che la Campania e l’Irpinia in particolare costituiscono una fetta rilevante rispetto ai 70mila ettari di territorio nazionale vocato e dedicato alla nocciola.

La Ferrero, la maggiore azienda dolciaria nazionale, si avvale di grossi quantitativi di nocciole per la produzione e farcitura dei prodotti di punta (nutella, barrette e snack) aveva appunto nella primavera dello scorso anno lanciato un progetto per potenziare la produzione in Italia 20mila ettari di nuove piantagioni, che significavano il 30% in piu’di produzione nazionale.

Ma di fatto che in questi giorni l’azienda italiana (la Ferrero appunto) ha dato ufficialita’ di un investimento riguardanti coltivazioni su vasta scala in Australia, attraverso una corrispondente azienda locale avrebbe innestato un milione di piante nella regione di Riverina; la specie esportata rappresenta qualitativamente la migliore, di qualita’ analoga a quella che si sviluppa in Irpinia. Il limite del nostro territorio e’ che ha una potenzialita’ limitata he non puo’ soddisfare le grandi produzioni industriali e rischia quindi di essere marginalizzata. In piu’ a penalizzare l’Irpinia e’ anche la legislazione che di fatto non incoraggia nuovi insediamenti produttivi.

L’ eta’ media degli agricoltori appartenenti al settore e’ alta e poco disposta a scommettere su questo tipo di business o ad applicare nuove tecniche di produzione, che comprendano fibra ottica, wifi ed altre tecniche per un’agricoltura moderna, oppure i giovani trovano ostacoli burocratici e finanziari. Ad esempio per poter allocare nuove piante bisogna disporre di u terreno di proprieta’, che dovra’ servire come garanzia per ottenere fondi dall’istituto di credito; oppure i progetti da presentare ad Invitalia devono contenere il criterio della novita’, che prevedano un prodotto o una linea produttiva innovativa, cioe’ non conosciuta.

Purtroppo la carica di entusiasmo che i giovani possano apportare al settore non e’ sufficiente: essi devono prendere atto che i margini di guadagno in agricoltura si sono ridotti a causa dei processi industriali e che vi e’ sempre meno spazio per le piccole aziende; per cui l’unica via e’ intraprendere un filone di produzione innovativo ed esclusivo ed augurarsi che duri.

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