Solofra – Un’intercettazione a sorpresa, quella pubblicata dal Fatto Quotidiano, che coinvolge il sindaco Michele Vignola di Solofra e l’onorevole Enzo De Luca. “La prima delle quattro conversazioni riportate da Il Fatto è del 26 marzo 2014. Il sindaco chiama l’ex senatore «Poi quell’altra cosa, mi stai facendo pigliare collera… una cosa che non ti posso parlare per telefono…”. De Luca: “Io tutto quello che potevo fare l’ho fatto…”. Vignola insiste: “Mah… e no… possiamo andare a Roma… al ministero della Difesa…”. De Luca ribatte: “Ho capito… devo parlare con quella madonna… devo parlare con Roberta”. Vignola: “Me la devi fare questa cosa qua… me la devi chiudere… questa è una cosa personale… che ti sto chiedendo”.
Sia chiaro che il comandante Friscuolo è ancora al suo posto e che la stessa Procura ritiene che l’ex senatore De Luca non abbia mai parlato del caso al Ministro della Difesa, dalla quale dipendono i Carabinieri, insomma l’ex senatore avrebbe quasi millantato la possibilità di poter intervenire sul capo del dicastero. Ma per la Procura quelle telefonate rappresentano comunque indizi fondamentali per provare le manovre di Vignola per far trasferire lo scomodo carabiniere. Indagini che secondo la Procura danno fastidio a un sindaco che “più che preoccuparsi della contaminazione della falda idropotabile del suo Comune, sia preso essenzialmente dal problema di non scontentare il potente ceto dei conciatori solofrani, costituente il suo bacino elettorale”.
E proprio quando avviene il sequestro di ben due pozzi a Solofra, si registrano nuove telefonate. De Luca chiama Vignola il 31 marzo 2014 e lo tranquillizza su un imminente incontro con la Pinotti. L’11 aprile nuova telefonata, De Luca è certo “Ho fatto quella cosa… l’ho fatta al massimo livello… dovrebbe andare in porto… anche tranquillamente… quindi volevo tranquillizzarti su questo… e martedì forse vado di nuovo… detto questo, poi ci possiamo vedere in questi giorni…”. Il sindaco chiede addirittura di sapere la tempistica del trasferimento di Friscuolo e De Luca lo rassicura “Gli ho detto di fare una cosa immediatamente… di intervenire fortemente e senza mezzi termini… e poiché la il capogruppo… tra l’altro con il Generale… e quella (la Pinotti, ndr) tiene proprio rapporti diretti… ehhh che ti devo dire…”.
Una questione scomoda quella del comandante dei carabinieri della locale stazione di Solofra Giuseppe Friscuolo che indagava sull’ inquinamento della falda acquifera e del torrente solofrana dal Tetracloroetilene: un uomo in divisa, dedito al dovere nel pieno rispetto dell’esercizio delle proprie funzioni di controllore delle leggi. Quelle leggi tanto scomode ad alcuni disonesti, da farne pressione sul primo cittadino fino a chiederne il trasferimento per continuare a curare il proprio orticello nel pieno interesse della illegalità. Una questione seccante, per alcuni privati conciari, al punto tale da chiedere alla politica (che dovrebbe preoccuparsi del benessere della collettività), di risolvere la questione come fattore privato e perché no, con l’abuso di esercizio delle funzioni istituzionali. Si è sempre risaputo che l’attuale amministrazione del partito democratico solofrana “abbia sempre negato l’esistenza del grave problema dell’inquinamento dell’acqua o quantomeno né mai, abbia espresso la volontà di risolvere la problematica ambientale”,interfacciandosi con i comuni contigui come Montoro e la Valle dell’Irno. D’Altronde a ogni marcia dei veleni, il sindaco era quasi sempre irreperibile. Sono anni che comitati e liberi cittadini denunciano la grave violazione dei diritti umani e alla salute, causata dall’inquinamento ambientale, si è sempre parlato di bonifica e maggiore stretta sui controlli, ma puntualmente ogni “pioggia torrenziale” trasforma il fiume solofrana in un fiume tossico, colorato e schiumoso.

Allora intercettazioni del genere, ai montoresi e agli irpini non appaiano affatto una sorpresa. Eppure ci sono state diverse interrogazioni parlamentari sulla questione a partire: da SEL al Movimento 5 Stelle, ma tutto è rimasto immutato, ognuno continua a curare il proprio interesse fregandosene della legalità. Neppure i media nazionali di inchiesta come striscia la notizia, le iene e i vari giornali nazionali e locali, sono riusciti ad abbattere il velo di omertà sui responsabili di questo disastro ambientale che sta mietendo sempre più vittime senza distinzione d’età.
Un malcostume quello della politica italiana che tutto bada, tranne che al benessere dei propri cittadini, come se il mandato istituzionale sia la carta bianca per poter fare tutto ciò che si vuole, secondo una legge darwiniana del più forte. Alla casta i cittadini hanno dato un mandato bianco per poter decidere come POTER DISTRUGGERE AL MEGLIO il futuro delle nostre generazioni. E se l’anticorruzione arriva dopo due anni dalle indagini, chi potrà mai risarcire i cittadini dall’avvelenamento consapevole delle acque e dalla perdita dei loro cari morti per tumore? Ma no, ci stiamo sbagliando nessuno sa nulla, altrimenti si correrebbe il rischio di essere trasferiti chissà dove. Un malcostume, questo che è nelle alte segrete dello stato fino all’ultima stanza del piccolo consigliere comunale.