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Armandino e Matteo hanno “unito” le tifoserie, oggi si gioca il Derby, dimostriamoci all’altezza!

Ci siamo. E’ arrivato il giorno che in tanti aspettano. E’ il giorno di Avellino-Salernitana. Un derby è sempre una gara speciale, una partita sentita con accese rivalità agonistiche, dunque non è difficile trasportare il concetto di Derby anche in altri sport di squadra come il Basket o il volley. Bisogna però essere onesti, un Milan-Inter, Juve-Torino non avranno mai lo stesso sapore di un Lazio-Roma, Avellino-Salernitana, Catania-Messina, il perche è presto che spiegato: il Sud amplifica il concetto di derby al massimo dell’esasperazione sia in positivo sia in negativo, un derby del sud non dura 2 settimane, dura un intero campionato! Due capoluoghi divisi da pochi chilometri autostradali ma distanti anni luce sul modo di intendere la città, l’essere Avellinese o Salernitano, è un derby costante, di vita quotidiana, culturale, di vita vissuta, ci sarà sempre un “pisciaiuolo” che avrà da ridire su Avellino, come ci sarà sempre un “pecoraro” che avrà da ridire su Salerno, il perchè? Riflettendo il tutto sul derby calcistico questo ha radici meno antiche, si parte attorno agli anni 60, in totale per gli amanti delle statistiche si sono giocati 40 Derby distribuiti tra serie B, serie C e Coppa Italia, 13 vittorie per la Salernitana, 16 pareggi e 11 vittorie per l’Avellino.

L’ultimo derby ha visto la vittoria granata: era la prima di campionato, con in campo un Avellino in fase di “conoscenza” e una Salernitana “appartentemente” lanciata. Ci sono da considerare altri aspetti, però, che vanno oltre quello calcistico, quello del sano sfottò. Un aspetto importante, un grande segno di maturità: quello relativo alla solidarietà, alla vicinanza tra due tifoserie che si “odiano”, ma che si sono riunite nel momento del bisogno, nel momento della sofferenza. Proprio così.

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In tanti, in primis i salernitani e poi gli avellinesi ricorderanno Armandino, il piccolissimo guerriero di soli sei anni che ha battuto il Sarcoma di Ewing. Un male che stava spegnendo lentamente la sua esistenza ma con grande coraggio, grande voglia di vivere e l’aiuto di tantissime persone (provenienti anche da tifoserie storicamente rivali alla Salernitana, tra cui quelle di Avellino, Casertana e Nocerina) Armandino è stato più forte di tutto. “Non c’è vittoria più bella, che il campo possa narrare, di questa autentica lezione di vita. Così si leggeva nel comunicato della Salernitana lo scorso maggio. Per il piccolo Armandino furono organizzati diversi eventi per raccolte fondi dai tifosi biancoverdi.

Un brutto destino, ma con lo stesso finale è toccato anche ai tifosi irpini. Matteo, un altro piccolissimo guerriero, grande tifoso dell’Avellino, di soli 11 anni affetto da una rara patologia che lo ha costretto a sottoporsi a tanti interventi. L’ultimo, superato con grande successo, pochi giorni fa. Anche lui ha unito tante tifoserie, con tanti tifosi granata, che tutti i giorni, hanno manifestato la propria vicinanza con messaggi, foto e tanti post in sostegno del piccolo.

Molti diranno ma il derby è derby e gli sfottò fanno parte del gioco, aggiungerei con sincerità che alcuni sono anche divertenti (ambo le parti), ma non bisogna andare oltre, non bisogna oltrepassare l’asticella che da tifosi ci rende stupidi e violenti, soprattuto dopo tutto quello che di buono, di straordinario è stato fatto da parte di entrambe le tifoserie oltre il calcio. Domani una buona parte della popolazione italiana calcistica avrà gli occhi sul Partenio, ci sarà uno spettacolo unico sugli spalti, con cori e sfottò reciproci. Oltre però non si deve andare. Bisogna dare l’ennesima lezione di calcio, dopo l’andata, dopo i bellissimi gesti reciproci, perchè sia solo una bellissima giornata di sport, una grande conferma di una maturità e di un cambiamento che ormai in molti è avvenuta. Una partita di calcio, non una guerra. Buon Derby a tutti.

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