Oggi 16 dicembre il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura dovrà deliberare su di una bozza di parere della riforma della magistratura onoraria, attualmente all’esame del Senato, elaborata dalle competenti commissioni del CSM.
Per l’ennesima volta, almeno a quanto emerge dal parere provvisoriamente elaborato in sede istruttoria, il CSM sembrerebbe schierarsi contro l’Europa ed il diritto comunitario, proprio mentre la Commissione Europea sta avviando plurime procedure di infrazione contro il Governo Italiano per violazione, a danno dei giudici di pace, dei vice procuratori onorari e dei giudici onorari di tribunale, dei principi fondamentali di non discriminazione previsti dalla direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato, con particolare riguardo ai diritti previdenziali, retributivi e di continuità del rapporto.
Riforma della Magistratura Onoraria, svolta csm?
L’Unione valuta irragionevole la contrarietà manifestata dal CSM alla stabilizzazione del rapporto dei magistrati onorari ormai in servizio, a tempo pieno, da 12-20 anni, arrivando addirittura a proporre la riduzione ad un solo quadriennio dei 3 mandati quadriennali attualmente previsti dal regime transitorio contenuto nel disegno di legge di riforma, in contrasto con gli specifici rilievi di recente formalizzati dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia.
Come già successo in sede di approvazione della legge sulla responsabilità civile del giudice, susseguente proprio all’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia da parte della Commissione Europea, il CSM esprime un parere, in quella occasione responsabilmente non accolto dal Governo, che si discosta da fondamentali principi di diritto comunitario.
In un periodo così critico per l’integrazione in Europa è auspicabile che tutte le istituzioni italiane si conformino ai richiami ed alle direttive dell’Europa; di certo, il parere del CSM, laddove dovesse essere confermato dal plenum nei suoi contestati contenuti, non va in tale direzione e, anche alla luce di quanto nel recente passato successo con riguardo alle ripetute condanne dell’Italia, da parte delle più alte autorità europee, per la lentezza delle cause, per la violazione dei principi del giusto processo, per l’inadeguatezza delle tutele approntate a ristoro dei cittadini vittime di errori giudiziari, non aiuta l’Italia a ritrovare credibilità in un settore vitale e delicato come l’Amministrazione della Giustizia.
Roma 16 dicembre 2015
Maria Flora Di Giovanni
(Segretario Generale)
Alberto Rossi
(Presidente Nazionale)