Se Cesare Pavese descriveva
“I due, stesi sull’erba, vestiti, si guardano in faccia tra gli steli sottili: la donna gli morde i capelli e poi morde nell’erba”,
il quotidiano ci mette di fronte ad una realtà quasi angosciante. Ieri, primo giorno di ottobre, due infermieri si suicidano in due ospedali irpini, a distanza di poche ore. E se neppure la consapevolezza di Pavese ha frenato l’arma dell’autodistruzione, è forse il caso di guardare alla Svezia, dove più che al tasso di produzione, ci si concentra sul “tasso di felicità”.
La ricetta sembra semplice: sei ore al giorno di lavoro e più tempo per sé e per la propria famiglia.
“ Sorride scomposta, tra l’erba. L’uomo afferra la mano sottile e la morde e s’addossa col corpo. La donna gli rotola via. Mezza l’erba del prato è così scompigliata. La ragazza, seduta, s’aggiusta i capelli e non guarda il compagno, occhi aperti, disteso”.
Le così diffuse otto ore lavorative non potranno mai essere effettive e restare a fissare uno schermo, tra pause e pochi momenti di reale concentrazione, possono soltanto peggiorare la qualità del lavoro. E poi, l’importante è “pensare alla salute”: la nota rivista britannica Lancet ha pubblicato uno studio in cui è stato dimostrato che lavorare anche una sola ora in più al giorno fa aumentare il rischio di ictus del 10%; lavorare 55 ore a settimana aumenta il rischio di cardiopatia e il paradosso è che la media settimanale di ore di lavoro di un cardiologo è di 61.5 ore.
“Tutti e due, a un tavolino, si guardano in faccia nella sera, e i passanti non cessano mai. Ogni tanto un colore più gaio li distrae. Ogni tanto lui pensa all’inutile giorno di riposo, trascorso a inseguire costei, che è felice di stargli vicina e guardarlo negli occhi”
In una società dove il caporalato regna ancora indisturbato e le paghe di due euro all’ora sono ancora una realtà, mentre barconi di “fortunati” immigrati ci regalano fiumi di vitti e alloggi gratuiti, a cui si somma un accattonaggio esentasse, ci chiediamo quale sia il valore di un lavoro malpagato o da sfruttamento, che in alcuni casi ha portato fino alla morte nei campi di madri di famiglia.
“Se le tocca col piede la gamba, sa bene che si danno a vicenda uno sguardo sorpreso e un sorriso, e la donna è felice. Altre donne che passano non lo guardano in faccia, ma almeno si spogliano con un uomo stanotte. O che forse ogni donna ama solo chi perde il suo tempo per nulla”
Le scarse tutele di professionalità che emergono da lunghi corsi di laurea e specializzazione, che si traducono spesso in miseri contratti libero professionali senza alcuna tutela, ma soltanto con tassazioni spaventose, ci fanno interrogare anche sul valore di sacrifici di studenti che spesso per accedere ad ambiti corsi di laurea sono costretti a preparazioni pluriennali e a tour nel belpaese alla ricerca dell’ateneo meno gettonato.
“Tutto il giorno si sono inseguiti e la donna è ancor rossa alle guance, dal sole. Nel cuore ha per lui gratitudine. Lei ricorda un baciozzo rabbioso scambiato in un bosco, interrotto a un rumore di passi, e che ancora la brucia. Stringe a sè il mazzo verde – raccolto sul sasso di una grotta – di bel capevenere e volge al compagno un’occhiata struggente”
E allora meglio lasciar spazio a ciò che Andrew Smart ha chiamato “l’arte e la scienza del non fare nulla”, che permetterebbe al cervello di essere più creativo lavorando soltanto sulle emozioni. Se questo può apparire come un temuto contrappasso ai workaholics, tecnicamente definiti come dipendenti dal lavoro, crediamo che forse il giusto mezzo possa migliorare la qualità di vita.
“Lui fissa il groviglio degli steli nericci tra il verde tremante e ripensa alla voglia di un altro groviglio, presentito nel grembo dell’abito chiaro, che la donna gli ignora. Nemmeno la furia non gli vale, perché la ragazza, che lo ama, riduce ogni assalto in un bacio c gli prende le mani”
Se il taglio del numero di ore di lavoro può generare popolazioni più felici e con meno disoccupati, ci chiediamo come mai fino ad ora soltanto la progredita Svezia abbia adottato questo modello. Ovviamente via social media, riunioni e altre distrazioni.
“ Ma stanotte, lasciatala, sa dove andrà: tornerà a casa rotto di schiena e intontito, ma assaporerà almeno nel corpo saziato la dolcezza del sonno sul letto deserto. Solamente, e quest’è la vendetta, s’immaginerà che quel corpo di donna, che avrà come suo, sia, senza pudori, in libidine, quello di lei”
Se la “campanella” del fine lavoro suona prima e le persone possono dedicarsi ad hobby o alla famiglia, la felicità appare dietro l’angolo. A meno che uscire prima dall’ufficio non coincida col cercarsi un secondo lavoro.
Av, 2 ottobre 2015
Graziella Di Grezia