È una grande giornata di speranza per le lotte molto importanti che aspettano voi e tanti lavoratori in Italia e anche fuori d’Italia. Io vi saluto, vi ringrazio di essere venuto qui e vi dico con un vecchio motto: la lotta continua! Auguri a voi, auguri ai lavoratori, auguri agli uomini di pace!
Pietro Ingraio (1915-2015) Ultimo saluto oggi davanti a Palazzo Montecitorio, per i funerali del dirigente del Pci ed ex presidente della Camera. Presenti, oltre ai familiari, le massime cariche dello Stato: tra gli altri, il capo dello Stato Sergio Mattarella, i presidenti del Parlamento Pietro Grasso e Laura Boldrini e il premier Matteo Renzi. Sul palco anche la famiglia. Il feretro, sul quale oltre i fiori sono stati deposti un cappellino blu degli operai delle Acciaierie di Terni e una sciarpa rossa, ha lasciato la piazza accompagnato dagli applausi e dalle note di bella ciao “Una mattina, mi sono svegliato, o bella ciao, bella ciao”. Qualche pugno tra le bandiere rosse, nessuna del Pd. Sul palco, la intonano, sussurrata, Luciano Violante e Andrea Orlando. Poco più in là Gianni Cuperlo, Roberto Speranza pure Francesco Boccia la intonano: “È questo il fiore del partigiano, morto per la libertà”. Luca Lotti è una sfinge, labbra immobili. Matteo Renzi fa il vago. Poca folla, il funerale di Ingrao ai tempi in cui quello della sinistra, forse, si è consumato. Walter Verini, a voce bassa: “Certo, una volta avremmo riempito San Giovanni, altri tempi. Però sai che ti dico? Lo so che la nostalgia è pericolosa, ma io ho nostalgia. Ho nostalgia di Ingrao, di Amendola, di Berlinguer, della politica che appassionava, con la P maiuscola”. La folla lo ha salutato con i pugni chiusi. In piazza molti deputati, che hanno interrotto le attività parlamentari per poter partecipare, e tanti amici, conoscenti e cittadini che a lungo hanno sventolato bandiere rosse e uno striscione con la scritta ‘Ciao compagno’. “La politica, spiega Ingrao, deve avere una dimensione etica e culturale, non è solo lotta tra individui. Pietro è stato questo, la fusione tra politica e vita, la politica come storia in atto, come lotta per cambiare il tessuto profondo del paese, come non lasciare gli uomini soli di fronte al potere del denaro”. E alla politica sguaiata, sciatta, tweet e pensieri di 140 caratteri, il comunista ricorda la grande lezione di Antonio Gramsci: “Serve un pensiero nuovo per l’epoca nuova. E per vincere bisogna capire quel tanto di verità che c’è nell’avversario. Questa è l’egemonia”