Inside out, cartone per tutti grandi e piccini
«Cosa le passa per la testa? Io lo so», dice Gioia, appena apparsa nella mente della neonata Riley. Prima del suo arrivo non c’era nulla: il vuoto, l’oscurità. La piccola Riley comincia a provare qualcosa nel momento in cui viene al mondo. Nei nove mesi precedenti non ha vissuto nulla, nessuna emozione. Inside Out inizia mettendo subito in chiaro quella che sarà la psicologia e la filosofia di fondo del film: la coscienza è soltanto un epifenomeno della materia e la consapevolezza è il frutto dell’esperienza compiuta dal giorno della nascita a quello della morte.
Inside Out, anche qui, sembra ribadire che non esiste l’invisibile, ma al massimo c’è spazio per l’immaginario. Tutto è emozione, e non c’è possibilità di fare altrimenti. Invece, se l’essere umano è sì schiavo delle proprie emozioni, ha comunque in sé la possibilità di superarne la schiavitù ponendosi in ascolto del proprio Sé reale. Costruendosi un’anima,un continuo divenire basato sulle emozioni,su istinti primordiali che svaniscono o si trasformano nel tempo.
La rappresentazione delle emozioni, dell’isola poco felice della famiglia ma comunque e sempre un porto sicuro anche a distanza nel tempo. I legami primordiali, gli amori, le sensazioni sono il mix di questo grande capolavoro della Pixar. Un film che rappresenta la quotidianità e il divenire dell’essere umano, lasciando lo spazio alla speranza, anche se le isole delle emozioni pian piano si sgretolano, la piccola Riley ricorda le emozioni che aveva abbandonato nell’oblio quello spazio nascosto al razionale. Infondo con un pò di ottimismo tutte le isole sgretolate possono essere ricostruite e arricchiti.